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Full text of "Selim e Zulmira, ovvero, La breve fortuna di Pulcinella : melo-dramma da rappresentarsi nel teatro Nuovo sopra Toledo il carnovale del corrente anno 1829 per sesta opera nuova"

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Antonie?  CipuUo 


O-ObSI 

OVVERO 

LA  BREVE  FORTUNA. 

DI 

PULCII^ELLA 

MELO -DRAMMA 

DA  RAPPRESENTARSI 

NEL  TEATRO  NUOVO 

SOPRA  TOLEDO 
Il  Carnovale  del  corrente  anno  1829. 
Per  sesta  opera  nuova. 


NAPOLI 


DalU  Tipografia  di  Luigi  Maria  Pfobile 
Vi^o  Conceziont  a  ToUdo 


\ 


'i 


MUSIC  LIBRART 
UNC-^HAPEL  HILC 


La  poesia  è  del  signori).  Andrea 
Leone  Ti  Moli  ^  Poeta  Dram- 
matico de'  Reali  Tealci  di  Na- 
poli. 

La  musica  è  del  signor  D.  Anto- 
nio C/piitlo. 

Primo  violino,  e  direttore  della  Or- 
chestra signor  Gennaro  Pepe» 

Architetto  dipintore  delle  scene 
signor  F'  ancesco  R(^n. 

Appaltatore  del  vestiario  signor 
biicola  Bozzaotra. 

Macchinista  signor  Antonio  Pap- 
palardo. 

Appaltatore  della  illuminazione  «- 
gnor  Matteo  Radice, 


ATTORI 


IBRAHIM,  Bey,  t 

Signor  Laureiti 
ZULMIRA, 

Signora  Beisteiner  Polledo 
SELIM,  sotto  le  spoglie  di  un  pastorello  e 
Coi  nome  di  Zulnar, 

Signor  Alexander 
METILDE,  Italiana,  schiara  favorita  d' I- 
brahìm, 

Signora  Checcherini 
FATIMA,  confidente  di  Zulmira, 

Signora  Checcherini  Marianna 
ORONTE,  Capitano  de  Giannizzeri^ 

Signor  De  Nicola 
ACMUT, 

Sl^^nor  Papi 
ORMUT,  vecchio  pastore, 

Signor  Bresson 
PULCINELLA, 

Signor  Luzio 
Coro  di  Grandi, 
di  Pastori, 
di  Con  dannati^ 


a%ioM  è  in  Tunis* 


ATTO  PRIMO 

SCENA  PRIMA 

Appartamenti  del  Bej. 

Zulmira  tratfenuta  da  due  soldati ,  chè  al 
cenno  Ibrahim  impugnano  un  ferro  per 
ammazzarla,  Ibrahim  ,  Orante  ,  Acmui^ 
Fatima^  Coro^  infine  Metilde* 

Ibra*  Se  non  ceàe  al  voler  mio  ^ 

Si  trafigga  la  ostinata! 
Zul*    Si  !  mi  uccidi,  alma  spietata! 

Mai  di  Aly  sarò  consorte. 

Ah!  dia  termine  la  morie 

Al  mio  barbaro  dolor! 
Jbfa,   La  svenale  ! 

*  Coro,  Oronte^  Acmut^  Fatima 

Ah  !  no  !  ti.  arresta  \ 

Cedi,  o  donna,  al  tuo  rigor  ! 
Zuì*    Una  vita  a  me  funesta 

Tronchi  alfine  il  tuo  furor  l 
Ibra*    Se  a  mio  figlio  dai  la  mano  , 

Tu  sarai  felice  appieno: 

Se  ricusi  ,  avrai  nel  seno 

Un  pugnai  vendicalor. 
ZuL    Se  mi  tolse,  e  padre,  e  soglio 

Il  fera!  tuo  crudo  artiglio, 

IN^o,  non  fia,  ch'  io  sposi  il  figlio 

Di  un'indegno  usurpatori 
Coro,  y9cmut^  Orante^  Fatima 
f  Sfida,  ardila,  il  suo  periglio! 

Come  intrepido  è  quel  cor  !  ) 


Ihra.  Dunque  a  morte!  {arriva  Meiilde) 
Mei*  OW  \  lerni.itel 

Mio  Signor,  che  cosa  fale? 
fbra.   Quella  donna  pertinace,  .  . 
Met^    Meno  furia  !  colla  pace 

Si  .  può  tutto  accomodar. 
Koi  donne  siamo  amnbili 
Con  chi  ci  tratta  bene: 
Scanio  discrete,  e  docili 
Con  chi  ci  sa  prezzar, 
I  ferri,  e  le  catene 
M?»i  ci  sapran  domar. 
Coro  ,  Orunfe ,  Acmut  ,  Fatima 
^  Or  cederle  conviene: 
Lo  sa  ben  dominar!  ) 
.Mei*  Z u ' m ira , !  q uì  venne: 

BriceoniI  Ja  lascialel  '(a*  soldati^ 
L'  oggello  della  iiie 
Mi  piace  di  as<^ohar. 
XÙL  Amor  per  la  sua  prole 

Mi  chiede  V  inumano. 
Ibra.  Al  figli*»  mio  nrm  vuole 

Quesl^  em|^  iri  dar  la  mano. 
Afe/.  Oh  !  qunl  barbarie  I  Amore 

Forza  non  s?i  soffrir^ 
Ali  or,  che  il  figlio  nede, 
Lo  esamina,  lo  vede: 
Se  coglie  il  suo  genietlo, 
Zulmira,  ci  scommetto, 
Un  SI  vi  saprà  dir. 
Ibra»  Si  ceda  al  tuo  desire  : 

11  cenno  mio  sospendo. 
Jfet^  Ed  lo  grazie  vi  rendo. 

Zult  {  Oh  ac<  rbo  mio  miirlir! 

Pietà  11  desti,  o  Cielo  1 
L'  afianno  mio  ci udei&  ! 


7 

O  a' giuri  miei  fedele, 
Contenta  io  morirò  !  ) 
Jbra.         (  Del  mio  voler  padrona 
Troppo  costei  ì;ì  rende  ! 
Ma  se  qucst'  alma  accende^ 
*        Negarmi  a  lei  non  so.  ) 
Mei.         (  A  disarmarlo  basta 

Un  mio  soave  accento  t 
Son  donna  di  taiento: 
Mio  schiavo  il  renderò.  ) 
OrOé  Acm*  (  Rinasce  in  me  la  speme: 
E  ad  ingatmar  T  iodegao 

ardito  mìo  disegno 
Ora  eseguir  potrò.  ) 
Coro,  Fai*  Sereno  il  Ciel  risplenda 

A  bella  pace  in  grembo  ! 
Lungi  di  affanni  il  nembo, 
Che  ogni  anima  ingombrò  ! 
(  Zulmira  è  condotta  da'  Grandi,  ) 
Ibra*  Basti  a  dimostrarti  ,  o  Metilde  ,  quanto 
cara  mi  sei,  il  dono ,  che  a  te  ho  fatto  de^ 
giorni  di  Zulmira. 
Mei,  Ve  ne  son  grata;  e  dovete  anche  voi  es- 
/   serne  a  me,  se  vi  ho  risparmiata  una  violenza. 
Jbra*  Chiami  vi*>leijza  una  giusta  vendetta? 
Met,  Vedetta  conira   una   donna  ?   morte  ad 
una  donzella  ?  è  vero,  che  una  femmina  di 
meno  non  fa  penuria  in  un  sesso  ,  che  ab- 
bonda come  gP  insetti;  ma  senza  di  noi,  che 
diverrebbero  gli  uomini  ?  tante  belve  fero- 
ci, tanti  misantropi  melanconici  ,  ed  intrat- 
tabili. Merifiamo  dunque  a  ragione  tutta  Ja 
gentilezza   se  siamo  le  sole  molli  del  vostro 
core,  per  aprirlo  alP  amore,  ed  alla  glofia. 
Fai.  (  Felice  lei,  che  può  cosi  parlarle!  ) 


Jbra.  (  Costei  con  me  finisce  sempre  per  a« 
ver  ragione»  ) 

Met,  Zulmira  cederà,  si  addolcirà^  ve  lo  prò- 
melle  Meiilde,  e  lanto  basii.  Ma  ditemi,  è 
bello,  è  avveoente  vostro  figlio  ? 

Ibra,  Lo  ignoro.  Chiamato  alla  Corte  dal  Ca- 
liffo di  Damasco,  lo  lasciai  in  fasce  presso 
sua  madre,  che  lo  ha  educato.  Occupato 
quindi  nelle  mie  gui  rriere  conquiste  ,  agio 
non  ebbi  di  rivederlo.  Appena  si  sviluppò 
in  lui  la  ragione,  volli  che  viaggijffse  ,  ed 
incognito  ,  per  vieppiù  civilizzarsi,  ed  ap- 
prendere i  costumi  delle  varie  iN azioni.  La 
mia  consorte,  che  fin  dalla  mia  partenza 
testò  in  Armenia,  mi  scrive,  che  il  figlio 
Aly  siasi  diretto  a  questa  volta  anche  sco-- 
nosciuto,  ed  io  anzioso  lo  attendo  in  que- 
sto giorno. 

Oron.  (  Si  !  attendilo  pure  I  ) 

^B'at.  (  Se  somiglia  il  padre,  staremo  bene  dar- 
Tero  !  ) 

MeL  Quando  giungerà,  voglio  vederlo  ;  e  se 
lo  troveiò  aiijabile,  m'impegnerò  a  persua- 
dere Zulmira. 

Ibra*  Sia  anche  deforme  ,  deve  essa  impal- 
marlo. Ragion  di  Staiw  così  m'  impone,  ed 
io  non  S(dlro  1  ggi  da  una  mia  schiava,  dal- 
la figlia  di  un  mio  nemico  •  • 

Met,  Che  voi  avete  ucciso.  •  . 

Ibra,  Sì  ,  ma  come  suo  vincitore  ^  ma  colla 
forza  delle  armi. 

Jicm.  (  Usurpatore  malvagio  I  ) 

Fat,  (  Non  vorrei,  che  la  soverchia  sincerila 
di  Metilde  lo  irritasse  maggiormente.  ) 

Ibra,  Metilde  !  che  deggio  credere  di  te  ,  fi© 
mi  favelli  in  tal  modo  ?  .  ' 


« 


Mei.  Non  sì  pnò  dire  una  verità!  subito  vi 
offendeU;  ?  voi  scacciaste  dal  trono  Muslafa 
colla  forza  delle  armi,  è  vero:  estermiaasle 
la  sua  famie;!ia,  e  faceste  benissimo,  ed  a\rei^ 
fatto  lo  slesso  anche  io.  .  .  (  il  Cielo  me 
ne  guardi  1)  ma  è  sempre  una  strana  prete- 
sa ,  che  la  figlia  del  vinto  si  annodi  alia 
prole  del  vincitore.  Tutto  però  si  ottiene 
colle  buone,  ed  io,  .  . 

Ibra.  E  tu  non  riuscirai  a  domare  quelP  aai- 
ma  inflessibile. 

Mei.  Lo  vedremo.  Son  capace  di  raddolcire  le 
vostre  fune,  e  non  sarò  nel  caso  di  vince- 
re il  core  isifibile  di  una  ^donna  ? 

O/'O/i.  (  Che  ardita  !  ) 

Fat,  (  Io  non  so  come  abbia  tanto  coraggio!) 

Fora.  Va  dunque  da  lei  :  disponila  ad  obbsà- 
dirmi  ;  in  difclto  si  apparecchi  alla  morie. 

Mei.  Vado,  e  mi  auguro  di  farvi  contento.  (Li- 
felice  !  saprò  salvarla  ad  ogni  costo.)  {yici) 

Fai,  (  Che  mai  succederà  di  quella  sven ta- 
ra ta  ?  j  {yla^ 

Ibra,  Che  vi  sembra,  o  amici  ,  della  perti  ia-- 
cia  di  Zulmira  ? 

Oron,  Degna  della  più  acerba  morte. 

Acm*  E  una  ingr^a,  che  non  apprezza  i  tuoi 
beneficj. 

Ibra,  Ah  I  perchè  quando  le  feci  trafiggere  il 
padre,  ed  !  fratelli,  era  essa'  assente  dalla 
reggia,  e  con  lei  il  suo  piccolo  gemin  o  Se-- 
lim,  di  cui  non  si  ebbe  novella  l-  mi  furooO' 
cosi  involale  due  vittime.  Mi  riuscì  quindi^ 
di  aver  tra  le  mani  Zulmira^  ma  finora  di* 
Selim  non  posso  avere  alcuna  traccia  sicaraì- 

Oron,  T^ow  ti  dissi,  che  un  mio  fedele  vigila^ 
su  lo  sue  ricercliej  e  che  appena  egli  giù  i*- 


10 

ger^  ad  assicurarsene,  lo  immolerà  alla  tuài 
vendetta  ? 

Ibra.  Ah!  mio  firlo  amico!  a  te  dovrò  lamia 
pace  ,  se  potrò  liberarmi  di  un  superstite 
nemico» 

Oron.  Ti  è  noto  il  mio  zelo. 

Acm*  La  tua  tranquillità  è  il  solo  oggetto  delle 
nostre  cure. 

Ibra^  Ah  I  quando  potrò  dire  a  me  slesso  . .  • 
sono  app  eno  conlcijlo  !  (  via  ) 

Oron.  Indi  gno  l  vedrai  ,  se  il  traditore  sarà 
punito  dal  tradimento  ! 

Acm,  Ma,  Oronle,  sei  tu  sicuro  ,  .  . 

Oron.  Sj;  il  mio  fido  Dragut  ha  ucciso  sul  far 
deli^alba  Aly  figlio  dMbrahim,  che  a  Tunis 
lì  avvicinava,  e  che  noi  faicmo  credere  ad 
Ibrahim  di  essere  l' odialo  Selim.  Tutto  ar- 
ride al  nostro  disegno. 

Acm.  Ma  il  Bey  attende  suo  figlio. 

Oron.  Lo  avrà  in  uno  sciocco  pellegrino^  sui 
quale  da  qualche  giorno  ho  fissate  le  mie 
mire.  Le  carte,  ed  un  anello,  che  aveva 
Alj,  e  che  a  me  ha  recate  Dragut,  baste- 
ranno ad  accreditare  T  inganno. 
Acm.  Ma  qual  favore  da  ciò  otterremo  ? 

Oron,  Tutto.  A  noi  Farà  devoto  il  finto  Aly, 
per  avello  ioa  ttzato  a  tanta  fortuna,  e  col  suo 
mezzo  giungeremo  al  nostro  scopo  di  richia- 
mar sul  trono  la  figlia  del  nostro  legittimo 
.  padronc.^ 

Acm.  Troppo  ardita  intrapresa  ! 

Oron,  La  sorte  è  amica  dagli  audaci.  Vieni 
nella  vicina  campagna,  dove  suole  in  ogni  dì, 
ed  a  quest'  ora  arrivare  quel  pellegrino  ,  di 
cui  ti  ho  fatto  cenno.  Sarà  nostra  cura  d* 
Utroiifla  di  tutto. 


u 

Jlcm.  Vengo  *,  ma  non  ne  sono  ancora  ben  per-^ 

S  C  E  N  A  II. 

Campagna. 

Pulcinella  da  pellegrino  ,  quasi  ubbriaco] 
indi  Oronie,  Acmul^  e  Loro  seguaci. 

PuL    Chi  diente    ca  lo  vino 

^•cuorpo  air  oramo  {a  monnezza^ 

E  no  ciucCìO  da  capezza, 

E  no  vero  micanlò. 
L'  acqua  è  bruiia,  e  fa  pantano, 

Addò  nasce  Ja  ranonchia  \ 

Le  ciac  Ile  ammoscia,  e  arroncbia^ 

Te  fa  un  p^sce  JNicolò. 
Lo  sciarappa  le  rini'orza, 

Sempe  ailiegro  te  fa  sta. 

E  si  vaje  qua  bota  a  orza, 

Non  c'  è  male  ,  lassa  fa. 
E.  peccheslo  vient  (enne 

O  cocozza  cara,  e  bella  ! 

Co  uà  bona  veppettlla 

Fa  ni  ni  e  V  arnia  ad  decrea  1  {^bevc  ) 
Comm*'  è  buono  !  asseconnammo  I 

A  Ja  terza  1  chrsla  va  i  ;(  be%^e  ) 
Allegria  !  via  su  cantammo.  ... 

Ca  mo  è  tieuìpo  de  canta. 
Huc  i-'oìs'  n  '  huc  v^aisenì 

Tirò  Icrb  larà  i 
Guih  morghen^  mai  sciozzine  l 

ISgui  nguì  \  ja  jo  !  ja  jc  1 
La  Biondina  in  gondoletla, 

V  auia  sera  la  portava^ 


12 

Ma  na  brutta  gnoravava- 
Me  vertette  a  sconce cà  ! 
.  Tai  ra  ra  Ila  Ilei  ila  ìleràì 
Ti  ri  ri  !  ta  ra  ra  Ila  II  ara  ! 
Chillo  scemo,  che  piglia  mogliera^ 
Lesto  a  mare  se  vaca  a  ghiettà. 
Guè  !  V  a  r  voi  e  camminano  I 
*  La  terra  sia  abballanno  ! 

Lo  sole  fa  no  taice  ! 
Lo  cinccio  sia  cantanno.  .  .  . 
Uh  !  oh  1  uh  I  ah  !  uh  !  ah  ! 
Stalle....  Polecenè  !  {bar  col  landò) 
Compa  I  non  me  volta  ! 
Vorria ,  si  pare  a  te, 
Taniillo  arreposa.  ,  . 
Che  arreposa  ?  gnernò,  •  . 

Tu  staje  mbreaco  !  .  .  ajebò  ! 
Te  mollo  mo  na  chicchera! 

Na  scoppola  te  dò  I 
La  capo  va  pe  IT  aria  ! 
No  fuoco  sento  mpielto  ! 
Ah!  chi  me  da  no  lietto.  .  , 
Sia  bello,  e  sia  guarnito.  .  . 
No  suonno  saporito 
Affé  voglio  fa  mo. 
(  cade  a  terra^  e  si  addormenta  ) 
Oron,  Eccolo,  Acmut  !  è  questi  il    goffo  vi- 
andante, che  ti  ho  accennalo. 
Acm»  Dorme  profondamente,  ed  ha  vicino  la 
fiasca  vuota  di   vino  !   dovremo  attendere 
che  si  desti  ? 
Oron,  Anzi  profittiamo   del  ^uo  letargo  ,  per 
farlo  di'  nascosto  trasportare  da^  nostri  fedtj- 
li  amici  per  la  porticina  segreta  dei  giardino 
rjelle  stauze  destinate  dal  Bey  a  suo  figlio. 


jicm»  Ma  se  poi,  desiandosi,  non  vorrà  pre- 
starsi air  inganno,  non  saremo  scovarti  ? 

Or  on.  Ma  li  pare,  che  un  miserabife  voglia 
riniiDziare  alla  sua  sorte  ?  slaremo  vigilanti 
alla  sua  porta,  ed  allora,  che  sarà  desio,  lo 
sorprenderemo  in  guisa,  che  egli  non  saprk 
negarsi  al  nostro  desiderio. 

^4cm,  Ed  io  andrò  dal  Bey  ad  annunziarli  1' 
arrivo  di  suo  figlio.  Li  narrerò  quanto  ab- 
biamo disegnato  sul  conto  di  Selim  ,  e  se 
farà  pr.^mura  di  vederlo,  gli  dirò,  che  Aly, 
stanco  dal  viaggio,  ha  voluto  riposare  al- 
quanto prima  di  ricevere  suo  padre. 

Oroìi,  Amici,  prendete  pian  piano  quesl'  uomo, 
e  venite  meco,  (t  seguaci  trasportano  Pul- 
cinella^ seguendo  Oronie,  ) 

Acm,  Secondi  la  sorte  il  nostro  ardilo  dise- 
gno !  (via) 

SCENA  III. 

Si  avvanzano  alcuni  pastori  con  ist rumeni i 
rurali^  indi  dalla  parie  opposta  Zulnar. 

Q0ro,      E  dolce  la  fatica 

Quando  tranquillo  è  il  cori 
Bella  campagna  aprica  ! 
Al  tuo  ridente  aspetto 
Gode  la  calma  amica 
-Felice  ogni  pastor  ! 
Copiosi  inaffiano 
Limpidi  umori 
I  molli,  e  soffici 
Letti  di  fiori  : 
L'  aure  sussurrano 
Scheraosè  intorno: 


i4 

Gli  augei  salutano  ^: 

astro  del  giorno  : 
Tulio  c'  iunebbria  ! 
Ci  desta  amor  ! 
E  dolce  la  f.iiica 

Quando  tranquillo  è  il  cor! 
^eir  aKfviarsi  s'  incontrano  in   Zulnar  ,  che 
dispettoso  gitta  a  terra    la   sua  vanga. 
Tutti  si  fermano  ad  osservarlo. 
ZuL    Vannfi  al  suol,  rozzo  istrutuealo  ! 
Troppo  vii  per  me  tu  sei  1 
Il  desio  —  di  arnni,  e  trofei 
Solo  è  il  mio  ~  dominalor  ! 
Tu  mi  dasli  ignobll  cuna 

Fra  gli  ovili,  e  le  fnresie  ... 
Tu  sopprimi  o  ria  fortuna  1 
In  me  il  germe  del  valor  1 
Coro,  (  Ah  !  r  amico  h  in  trista  luna  ! 

Cresce  il  suo  callivo  umor  1  } 
ZuL  Ma  voce  guerriera 

Air  armi  m'  invila  ! 
La  fromba  —  che  altera 
Rimbomba  —  tal  or  , 
La  gloria  mi  addita  ! 

M'infiamma,  mi  accende! 
Mi  cliiania,  mi  attende 
AI  campo  di  ouor  ! 
Oh  idee  lusinghiere  ! 
In  me  vi  avverate  ! 
O  almeno  appagate 
L'  ardente  mio  cor  I 
Coro*         (  Oh  povero  giovane  1 

Va  in  fumo  il  cervello  ! 
Un  Riatto  a  lui  simile 


Non  vidi  fìnnr  !  ) 

(  i  pastori  si  allontanano  ) 
Zul.  Zulnar  I  passa  i'  eia  qual  lampo  ,   e  tu 
languendo  ne'  campestri  lavori,  ppiflerai  gli 
anni  del  vigore,  mentre  un  isiaocabile  desio 
ti  spinge  al  campo  delia  gloria  ! 

SCENA  IV. 

Zulmira  ,  e  dello, 

Zulm,  Ah  !  quanto  li  deggio  generosa  Meiil- 
de!  tu  mi  Iìfiì  sollraita  dagli  artigli  del  mo- 
stro mio  oppressore. 

ZuL  (  Qual  volio  gentile  !  è  una  donna  di 
Corte  !  ) 

Zulm,  Promisi  alP  amica  di  allontanarmi  dalla 
Turchia,  ma  una  irresistibile  forza  mi  respin- 
ge  a  quesVe  vicinanze. 

Zul.  (  Ch'i  mai  sarà  ?  una  distinta  signora  si 
aggira  sola  per  la  campagna  e  senza  velo?  ) 

Zulm.  accoglierà  celala  nel  suo  albergo  il 
vecchio  Ormut,  tanto  un  tempo  fedele  al 
mio  genitore.  Fuggi  dalla  reggia  allora,  che 
invase  Ibrahim  le  nostre  contrade,  ed  al  dir 
di  Fatima  abita  un  urail  tetto  in  questa  cam- 
pagna. E  la  un  pastore. 

Zul,  (  Mi  si  appressa  !  oh  quale  incanto  in 
quegli  sguardi  !  ) 

Znlm,  Che  il  Ciel  ti  sia  cortese,  dimmi  o  va- 
go giovinetto,  sai  tu  V  albergo  del  vecchio 
Ormut  ! 

JZul,  Chiedi  del  padre  mio  ? 

Zulm.  Oh  sorte  1  sei  tu  suo  iGglio  l  oh  !  sono 
ora  meno  infelice  !  . 

ZuU  Chi  sei  ? 


Zulm.  Prima  che  io  mi  sveli,  dimmi  ,  ti  soa 
note  le  iriste  vicende  del  Bey  Mustafa  ? 

ZuL  Ah!  tulle  mi  soti  palesi:  ed  allora,  che 
il  padre  a  me  le  rammenta  ,  io  non  so  fre- 
nare gì'  impeti  del  mio  sdegno  !  vorrei  piom- 
bare qual  fulmine  sul  traditore  Ibrahim  ,  e 
vendicando  i  torli  di  una  oppressa  famiglia, 
trarre  da  suoi  ceppi  la  sventurata  Principes- 
sa Zulmira. 

Zulm.  T'  inieressano  dunque  i  suoi  casi  ? 

2uL  Quanto  me  stesso  ! 

Zulm,  Ah  !  mirami  dunque  ,  e  difendimi  ,  io 
sono  la  infelice  Zulmira. 

Zul,  Voi  '  e  come  fuori  dalla  reggia  ! 

Zulm,  Voleva  il  perfido  Ihrahim  aslringormi 
ad  impalmar  suo  figlio,  eh'  egli  atlende  a 
momenti.  Al  mio  costante  rifiuto  decretò  la 
mia  morie.  Pietosa  alle  nùe  lagrime  una 
Italiana  favorita  del  Bey,  frenò  la  sua  fero- 
cia, sospese  il  cenno  inumano,  e  quindi  mi 
schiuse  un  remoto  sentiero  ,  onde  salvarmf. 

ZuL  Ed  avrai  nel  mio  tetto  sicuro  asilo.  Rin- 
corali: saprò  spargere  iii  tua  difesa  fino  ali' 
ultima  stilla  il  mio  sangue. 

Zulm.  Anima  generosa!  ed  in  qual  guisa  po- 
trei moslrarti  la  mia  riconoscenza  ? 

ZuL  Degnandomi  di  un  tuo  sguardo  benigno! 

Zulm,  Come  negarlo  a  le  ,  che  dal  primo  i- 
sianle  hai  saputo  ispirarmi  tenerezza  ,  ed 
am^^e.^^ 

Zul,  E  fla  vero,  che  uno  scambievole  affeUo 
siasi  desiato  in  noi  al  primo  incontro  de- 
nostri  rai 

Ah  !  nel  vederti,  o  cara  l 

Il  cor  mi  palpitò  ! 
E  nulle  affetti  a  gara 


'7 

Amore  in  sen  desiò  ! 
Zulm.Vev  me  nel  tuo  bel  j;uardo 
XJu  ragg'o  scintillò  I 
Nel  petto  aeiilo  dardo 
Mf  scese,  e  mi  piagò  T 
ZuL    DuiKjae  tu  mi  ami  ? 
Zulm.  ^  Assai! 

Io  ti  son  cara  ? 
Zul.  quanto  l 

^  a     Al  tuo  soave  incarUo 

Vinta  quest'  alma  cede: 
E  a  le  costanza,  e  fede 
Col  suo  pensier  giurò. 
ZuL    Morte  al  tiranno,  ai  perfido 

Che  osa  oltraggiarti  I  intrepida 
A  vendicar  le  offese 
Io  solo  basterò. 
Zulm.  Ah.  no!  miglior  consiglio 
Sia  guida  a  passi  tuoi  I 
Zuh    Mi  è  lieve  ogni  periglio.  •  . 

Per  te  morir  saprò. 
Zulm*        Mio  bene  !  ah  l  salvami 
I  giorni  tu{)i  ! 
Se 4  crudi  palpiti 
Calmar  tu  vuoi 
Di  chi  respira 
Solo  per  le,  . 
placa  queir  ira  I 
Serbati  a  me  I  / 
ZuL  II  Ciel,  de'  miseri 

Scudo,  e  ristoro, 
Saprà  prolrggerti, 
^       Mio  bel  tesoro: 
Al  puro  ardore, 
A  tanta  fè 
Promette  Amor© 


Grata  mercè  ! 
jÌ  %  I  moti  insoliti, 

Ch'  io  sento  in  petto, 
No,  che  ad  esprimere 
Facil  non  è.  (wa/io) 

SCENA  V. 

Ricco,  c  magnìfirio  gabinetto.  Arcova  in  niezto 
con  lendine  abbassate. 

Pulcinella  dorme  neU  arcova.  Entrano  f^uar^^ 
dinghi  Orante^  Acmut^  e  loro  seguaciy  ah 
%ano  pian  piano  le  tendine^  e  vedendo^ 
che  ancora  Pulcinella  è  immerso  nel  son* 
noy  dicono  con  sorpresa» 

Coro,     Ma  come  !  ei  dorme  ancor! 
Oron»         KfF  Ilo  del  liquor, 
Coro*      Quando  si  desterà  , 

Sorpreso  resterà 

Dal  cangiamenfo. 
jtcm»       Suo  figlio  ad  abbracciar 

Or  or  v<  rrà  il  Bey  ... 
Oron.      Io  lo  vorrei  desiar 

Prima  eh'  ei  giunga  qui  J 

Ma  poi  pavento. 

(  Pulcinella  si  muove  sul  sojffa) 
Coro^      Zitto  !  g  à  scuoiesi  .  •  . 
Oron»         Su  !  riiiriamoci  .  •  • 
Acm.       Pronli  ad  accorrere, 

A  fjirJi  ossequio. 
Oron.     L'affar  propizio  ^ 

Su(u-eHerà. 

Oron,  y^cm.  Coro* 
ArtC)  giudizio 


»9 

Non  mancherà, 

(  si  ritirano  con  riguardo  ) 
Pulcinella  comincia  a  dim  nursi  sul  svffà^ 
parland  <  come  dormisse  ancora* 
Non  fuirrae  .  .  .  B  ti  bare  !  .  .  . 

Capotosia  I  .  ,  .  siente  a  me.  .  .  • 
Ch  à  !  .  .  mantieue  !  io  rocioleo  • 
(  nel  voltarsi  cade  dal  soffà,  rotolandosi  per 
.    {erra.  Si  desta\  siede  a  terra,  e  resta  sor- 
preso di  quanto  li  si  presenta  allo  sguardo) 
Ch    d^è  ch^slo!  ajemmè^!  che  beo! 
Addò  st<^ngo  ]  addò  me  lr<  vo  l 
Dormo  arìC(ìra    o  sto  scetato 
Chi  cca  d'nto        ha  porialo  ? 
^jhe  ncch^j:zià  l  te  l  guatit'  uro  [ 
Qu^cche  fata  sio  l resero 
Me  volesse  ria  là  ? 
Chis^o  è  suouoo,  o  qua  ncantesemo  ? 

mpaZzLiro  ?  che  robb  è  ? 
Che  ho  di  sìa  smatamorfia  ?  ' 
Tu  si  tu  Polectnè? 
(  al  suono  dì poriintali  isfrumenli  cantasi  di 

dentro      Sc^guente  coro) 
Coro*         A»«e  !  ces.?at(^ 

Dal  mormorar! 
Deh  1  no»  tuibato 
C(ì  susurrar 
Il  dolce,  e  placido 
Breve  sopor 
Del  nosjro  Principe  , 
Del  buon  signor  ! 
Puì.  Ch*"  belie  vuce  ! 

Vi  che  canzona  ! 
A  jf  bò  i  ca  ch(  sia 
JN'  è  cosa  bona  ! 


50 

Ajemmè  !  Ila  Sinìo  .  .  . 
{spedendo  la  sua  figura  in  uno  specchiò) 
Oh  chesia  è  bella  ! 
Io  ve  co  n'  auto 
PoleceneJla  ! 
Ccà  che  che  faje  ? 
Guè  !  m'  amnienaccia  ! 
Vi  ca  te  dongo 

punio  nfaccia  ! 
Gomme  !  vuò  darne 
Tu  n'  auto  a  me  ? 
Che  me  succede  l 
Gbésto  che  d'  è  ! 
No  c'Aascìoiìel(ossermndo  un  liuto) 
Na  pippa  longa! 
E  slo  cosiello 
Ghe  maje  sarrà  ? 
{prendendo  un  campanello,,  e  suonando  forte) 

Oh  Gomme  bello 
Sape  sona  ! 

(  Escono  rapidamente  Orante^  j4cmut  ^  ed  il 
Coro^  facendo  a  Pulcinella  profondi  ^  * 
ripetuti  inchini  alla  Orientale'  ) 
Orante^  Acmut^  Coro 
Ben  levala  voslr'  Altezza  ! 

Lieto  giorno  a  voslr'  Altezza  l 
Pui*  Mamma  mia  !  ehi  so  sti  mpise  ? 

Oronle^  Acmut^  Coro 
Il  Profeta  amico  arrise 
Agli  augurj  di  ogni  cor  V 
Puf.  Ghe  bolile?  vuje  chi  site? 

Oronte^  Acmet^  Coro 
Voslri  schiavi  obbedientissimi.  .  , 
A  servirvi  ognor  prontissimi.  •  » 
PuL  Io  chi  50  ? 

Oron*  Ma  guai  domanda? 


0^1 

Siete  il  figlio  deir  illustre 
Ibrahin?,  il  gran  Bey. 
Pili»  Che  dicite  ?  io  so  Ceirulo.  .  , 

Non  bao  manco  no  fasulo  ! 
Maje  la  Cerra  ave  eacciate 
.r^  ^^V  Su  Braim me,  e  sii  B»bi  ! 

Jate venne  mo  da  cca, 

O  accommenzo  già  a  feti  ! 
Orante^  yicmut,  Corp  inginocchiandQsi 
Ah  !  se  iiato  con  noi  siete, 

Siamo  tulli  al  vostro  piede.  •  ^ 
Bastonate  l  ne  uceidele  ! 
Obbedienti  siam.o  qua.  %  p 
Pul,  Ah  1  ca  ncapo  arrassosia  I 

ì^on  ce  trovo  cchià  cervella  J 
Ca  non  so  Polecenella 
Accommenzo  a  di  bbela! 
Orante^  Acmut^  Coro 
1         (  Il  meschìnx)  è  assai  confuso., 

Il  suo  fato  non  comprende.  .  » 
Ma  fra  poco  egli  si  arrende, 
E  con  noi  si  adatterà.  ) 
Pul\  Nzomma  non  ve  ne  volile   ire  ,  prò  vita 
de  li  gatte  maimune  ?  vuje  chi  mmalora  si- 
te    chi  m'  ha  portato    cca   dinto  !  quanno 
maje  aggio  visto  lutto  sto  bene  ?    io  aggio 
dormuto  sempe  o  alT  aria  aperta  ,  o  sott'  a 
lì  bancune,  e  mo  chi  m'  ha  dato   sto  lietlo 


accossì  ceniero  ! 


Oron*  Oh  sorpresa  ! 
Acm.  Oh  maraviglia  ! 

Oron  Ancora  la  bella  Houris,  che  vi  è  com- 
parsa in  sogno,  vi  tiene  sbalordito  ! 

Qua  cerisso  !    io   tengo  tanto  d'  uocchie 
apierte!  è  lo  vero,  che  aggio  pigliaU  tma 


S2 

de  le  solete  perucrhe  ,  ma  mo  è  Tenuta,  e 
sto  peiisanno  de  p  aliarne  n'  anta.  •  . 

Oron,  Oh  merav  glia  ! 

Acm,  Oh  sorpresa  I 

Oron*  Non  rammenfnte  di  essere   n^^l  vostro 

apparfaniento?  n  Ila  reggia  vos»ro  padre? 
PuL  Ch^sta  è  la  seggia  de  patrerao?  vuje  site 

pazze  ?  patremo  a  la  Cerra  sleva  assettato 

sempe  n'erra  uenpp' a  na  preta  ,  e  faceva 

tuocche  da  la  matina  a  la  sera. 
Oron.  Ma  insomma  capite,  o  no,  che  voi  siete 

il  germe  d''  Ibrahim  Mohamed  Peromulh  ! 
Puh  Qi*à  verme  de  briamutlo?  io  se  Polece- 

nella  Ceirulo. 
Qron.  Così  vi  siete  fatto  chiamare  neWostri 

viaggi,  per  nou  farvi  conoscere  ? 
Pul.  Gtiernò  •  .  .  .  io  me  so  chiamato  sempe^ 

accossì. 

Oron.  Ma  prìncipe  !  vi  piace  di  scherzare  co' 
vostri  sud<iin  ! 

j4cm.  Principe  !  non  vi  conviene  di  tirar  la 
burla  tanto  alla  lunga  ! 

PuL  Uh  beue  mio  !  io  me  scoso  da  la  risa  !  . 
corame  site  curiuse  !  vuje  pure   avite  fatto 
caso  viecchio  ,  e  b'no  ?   va  rao  fenimmola 
sta  vernia  ,  e  lassatemenne  i  pe  li  canoare 
mieje  ... 

j4cm.  Dove  volete  andare  ? 

Oron.  11  Bey  vostro  padre  verrk  fra  poco  ad 
abbracciarvi. 

Pul.  Vuje  qua  beibi ,  e  beaha!  (  Cheslo  che 
bene  a  ddì  ?  che  me  succede  ?  avesse  las- 
salo d*  essere  Poleceneila  e  fosse  addevco* 
tato  n\auio  ?  ) 

Oron.  (  ìE  incerto  !  ) 

Aem.  (  Ora  cade  l  ) 


23 

PuL    Nzomma  chi  volile  che  song^  io  ? 
Ùron.  ^Hi  sorpresa  I 
jicm.  Oh  maraviglia  ! 

Pul.  P<»zzai' esse  re  accise!  ogne  tante  tn e  fa- 
cile fa  no  zumpo  !  io  clii  mmalora  songo  ? 
levalem^"  na  vota  sia  capacela  ? 

Oron.  Aty,  figl'o  H'Ibrahim^  signore  di  Tunis. 

JPuL  Io  so  aulivo?  de  Gaeta,  o  de  lo  cape* 
lielìo  ? 

yicm.  Vostra  madre  la  principessa  Zuida  ri 
educò  neir  Armenia. 

Pul.  Tu  qnà  zaino?  mamraema  se  chiammava 
Angiolella,  e  ghieva  Vv  nuenno  pigne  mollise. 

Oron.  Dell'  eȈ  di  anni  quindici  avete  viag- 
giato da  incognito  per  ordine  di  vostro 
padre, 

jicm.  Avete  veduto  Damasco  ,  Bagdad  ^  TE- 
giito  ,  la  M«  sopotamia  ,  e  la  Mecca  ,  pas- 
i     sando  i  penosi  deserti  deli'Aiabia  arenosa* 

Pul.  Tu  qua  raja  arenosa,  e  petrosa!  lo  viag- 
gio m»o  è  slato  sempe  da  laCerra  à  Napole, 
e  ce  jeva  a  bennere  poilecine,  c  pecchesto 
fuje  chiammaio  Poleceaella. 

jécm.  Scherzi  ! 

Oron.  Bazzecole  ! 

j4cm.  Voi  siete  ,  e  dovete  essere  il  Prìncipe 
Aly. 

Orou,  O  Aly,  e  non  più  Pulcinella  ,  o  per- 
derete la  vita.  Bisogna  intenderci  una  volta  ! 

Pul.  Ora  ve  V  avete  puosto  ncapo,  e  chi  pò 
cchiìi  eontrasiareve  1  io  so  chi  mmalora  vo- 
lita vujN  Ma  deciieme  alomraaiiCo  comme 
so  io  figlio  de  Io  Biibi  ? 

Oron.  Ecco  V  albero  de'  vostri  antecessori. 
Mustafa  Calmot  fu  il  primo  possessore  ài 
Xunii. 


^^4  * 

Acm.  Fu  egli  ammazzato  da  Aly  Calmut,  ch^ 
regnò  poco  ,  e  lasciò  due  figli  ,  Abual  ,  ed 
Algazel. 

Oron.  Il  primo  fu  avvelenato,  e  lasciò  il  se- 
condo, che  fu  strangolalo  A.\  nemici.  i 
Acm,  Enlrò  quindi  in  suo  luogo  Favarl,  che 

mori  neir  assedio  di  Malabar.  .  . 
Oron,  E  lasciò  iVIustafa,  che  fu  ucciso  da  I-j 
brahim  vostro  padre.  .  . 
^PuL  H  quale  sarà  mpalato  co  Aulivo,  e  nfi-jj 
no  a  la  setlema  generazione. 
Oron.  E  perchè?  , 
PuL  Pè  Don  fa  luorto  a  la  parentela,  che  so| 
muorte  uno  meglio  delT  aule.  (  Aggio  capi- 
pilo  :  chisle  m'  hanno  pigliato  pè  scagno,  e 
io  voglio  vede  corame  va  a  feni  sta  facennal)i 
Oron.  (  Vi  si  va  accomodando  I  ) 
Acm.  (  Il  buono  piace  a  tutti.  )  i 
Oron.  Ola  recate  da  vestire  al  Principe  I 
Pul,       aggio  da  vesti?  e  che  sto  spogliatoi] 
Acm.  Dovete  indossare  gli  abiti ,  degni  dellaj 
vostra  grandezza.  ( 
Pai.  E  co  sta  perziana  ncuollo  chi  pare?  Gior- 
gio lo  Cafettiere? 
Oron,  Sembrate  il  Principe   più  bello  ed  av- 
venente di  lutti  i  Signori   deii^  Affrica  (  lo\ 
vestono  ) 

Acnis  Faranno  a  gara  tutte  le  più  vaghe  don-j 
ne,  per  conquistare  il  vostro  core. 

PuL  E  facile  lo  fatto  vuosio.  Ahù!  si  me  ven 
dessero  vestuto  accessi  a  Napole,  ne  vorria^ 
avè  nfaccia  torze  de  cappucce  ,  e  scorze  do^^ 
limune  fracete!  / 

Oron.  Che  bellézza  !  .  ! 

Acm.  Che  grazia  !  I( 

Puh  Che  ciucce  de  massam  !   io  non  saccia 

I 


25 

%i  sto  Ntunnese,  ò  mmlezo  a  li  pazae  d'  Aver* 
za.  Nzomina  nio  pozzo  com manna,  pozzo  ave 
tulio  chelio,  che  boglio  io  ? 

)ron.  Avrete  tutto  ,  e  senza  limiti. 

W.  Pozzo  magna  da  che  fa  juoriio  nzi   a  la 

i  notte  ? 

(cm.  Sempre,  purché  non  crepiate. 

^uL  Veverme  no  miezo  varrilo  de  vino  buono? 

^ron.  Oh  profeta  ! 

4cm.  Oh  Maometto! 

7ron.  li  vino  è  interdetto. 

icm.  E  vietato  ogni  iiquore. 

^ul.  Ne  ?  e  quanno    è   chesto  ,    teniteve  sta 

scialucca  ,    ca   non  ne   voglio   sape  cchiu. 

niente. 

^ron.  Per  appagare  il  vostro  desiderio,  ve  lo 

recheremo  di  soppiatto. 
"^ul.  Gnernò  dinto  a  lo  piatto.  •  .  io  voglio 

vevere  dinto  a  lo  perette. 
4cm.  Di  nascostp,  ed  in  segreto. 
^uL  Oh  !  mo  va  buono  ! 

Or  on.  Prendete  questo  foglio  ,  e  questo  anel- 
lo: quando  verrà  il  genitore  gli  mostrerete  il 
foglio,  che  gli^  ha  scritto  vostra  madre,  e  V 
anello,  che  egli  le  regalò. 

icm.  Questi  segni  basteranno  a  farvi  conosce- 
re per  suo  figlio. 

Pul,  (  Uh  I  che  mbrogliune  !  )  tu  comme  ta 
chiamme  ? 

Iron,  Oronie. 

^u/.  Tu  si  Ruongo,  e  tu  ? 

icm,  Acmut. 

^uL  Che  brutto  nomme  !  e  te  corrisponne  a 

la  bruttezza  de  la  faccia  ! 
Jron.  Direte  anche  al  Bey  ,    che  nella  cam- 

pagna  vicina  al  passaggio  di  un  ponte  ave- 

2 


26 

te  ucciso  un  uomo,  che  disse  chiamarsi  Se- 

lim,  accanilo  nemico  di  vostro  padre  ,  che 

per  questa  pruova  di  valore    vi  accoglierà 

con  trasporto  al  suo  seno. 
Acm>  Deporrete  al  suo  piede   questa  spada, 

tinta  ancora  del  sangue  nemico. 
Pai.  E  si  a  patremo  le  vota  lo  cancaro ,  e  fa 

veni  lo  palo,  io  ne  faccio  no  regalo  a  loro 

signure  ? 

Oron,  Non  dubitate  :    egli   andera  in  delirio 
per  la  ^ioja.  (^uno  schiai^o  annunzia  il  Bey) 
Schiavo  11  Bey. 
Oron.  Eccolo  ! 

Fui,  Chi  vene  !  lo  palo  ?  fuimmoncenno.  .  . 
Acm,  Arriva  vostro  padre.  .  .  attento  alla  le-i 

zione  ricevuta. 
Oron,  O  sarete  felice  ,  o   strangolato  ,  come 

uno  ile'  vostri  antenati:  scegliete. 
PuL  (  E  hi  sti  mpise  a  che  m'hanno  strasce- 

nato  !    ora    mo  me  ce  trovo  ,    e  ne  voiiiia 

caccia  lo  zuco  a  utelo  mio.  ) 

SCENA  VI. 
Ibrahim,  e  detfly  indi  Mefilde. 

Ibra*   Fra  le  mie  braccia  ah  !  vieni, 

O  figlio  sospirato!  i 
Il  giorno  avventurato  ^ 
Ahi  sorse  alfin  per  me  I  I 

PuL    Damme  n'  astregnetora, 
Barbuto  generante  ! 
Che  sqniglio  faudiante 
La  gnora  in  me  ti  die  ! 
Orante^  Acmut 
(  Evviva  il  furbacchione  l 


^7 

Sa  fìnger  bene  affé.  ) 
Pili.    (  Sto  palre  è  no  faicone! 

È  brullo  cchiù  de  le  !  )  {ad  Orante) 
Ibra*    (  P'^  lieto  al  paragone 

Di  me  dav^ver  non  v'  è.  )  ^ 
Or  dimmi,  amata  prole,  . 
Seinn  tu  Irafiggesli? 
Puh    Gnorri,  io  trafiggesti 

Seje  limme,  e  no  limone: 
Yolea  fa  lo  spaccone, 
Ma  io  con  questo  chiuovo 
Lo  feci  nuovo  nuovo, 
E  r  arrozzula  sferra 
Pongo  al  calloso  p'è. 
Ibra,    Or  venga  a  farmi  guerra 

E  r  ludo,  e  '1  Perso,  e  '1  Greco  ! 
Se  tal  campione  ho  meco, 
^  Tulli  tremar  farò! 

Oronte^  Acmut^  Coro 
Evviva  li  germe  illustre 
Di  geni l or  si  degno  ! 
Del  patrio  onor  sostegno, 
Che  li  suo  rivai  domò! 
Puh    (  Ma  vide  che  ciucciune 
Che  so  sii  pecorune  I 
-    '  Mo  crepo  da  la  risa  ! 
E  chi  tene  se  pò  ?  ) 
(  Metilde  arriva^  guardando  Pulcinella^  re$tu 

dalia  sua  deformità  sorpresa  ) 
Met.    Oh  ! 
PuL  Uh  ! 

Met.  Eh  [  questi  è  tuo  figlio  ? 

Pul,    Nè,  gnopa,  chi  è  sia  mmallarda? 
Ibra.   Sì,  lo  mira,  e  nel  mio  ciglio 

Vedi  il  giubilo  del  cor  !  ; 
Met.    (  Bruito  p'ezzo  di  majalé  I  I 


a8 

Fui.    (  A  Ja  groppa  non  c'  è  male  !  ) 

31et.    (  Oh  che  occhiale  egli  mi  avventa 

PuL    (  Ne  vò  fieno  sia  jommenta!  ) 

Ihra*  Non  li  piace  1 

Met,  Un  no,  e  un  su 

Ibra,  E  a  le,  figlio  ! 

Pul.  Un  sì,  e  un  nò. 

L'  ùocchio  manco  dice  è  bona. 

Lo  deritlo  eh'  è  briccona 

E  lo  naso  anicciatiello 

Dice  pò,  ca  \o  cerviello 

Ave  fatto  a  caracò  ! 
Het.    (  M'  indovina  il  furfanlello! 

Bene  in  guardia  mi  starò  !  j) 
PuL    (  Co  sto  grasso  tavantiello  ^ 

Na  marenna  io  me  farro  !  ) 
Ibra*  (  Anche  il  figlio  è  un  tristarello  I 

Ma  correggerlo  saprò  !  ) 
Oron,  Acm»  Coro, 
(  Sciocco  è  questi,  astuto,  è  quello, 

Eppur  bene  il  raggirò  I  ) 

SCENA  VII. 
Fatima  affannosa^  e  detti. 

Taf,  Altezza,  accorrete  ! 

Zulmira  è  fuggita  .  •  • 

Chi      abbia  rapita. 
^  Narrarvi  non  so. 

Ibra^         Rapita  !  .  .  .  fuggita  I 

Oh  sorte  spieiata  I 
Met^  (  Non  sa  che  involata 

Io  sola  glie  V  ho.  ) 
OrotAcm*  (  Chi  mai  V  ha  salvata. 

Capire  non  so  !  ) 


Puh  Chi  è  sta  Zemìra  ? 

Jbra,         Ah  I  figlio  !  è  la  sposa, 

Che  a  te  ho  destinata..» 

Ma  tremi  la  ingrata! 

Trovarla  saprò. 
Pul.  Non  tanto  affannarte, 

INon  fa  cchiù  schiamazzo: 

Ce  sta  sto  rimpiazzo, 

Ch'  è  buono  pè  me  .  .  • 
Hei.  A  me  non  guardale, 

Al  padre  son  fida; 

Fu  sempre  mia  guida 

X»'  onore  e  la  fè. 
Ihra»         Amici  !  coraggio  ! 

Vendetta  alT  oltraggio  i 

Volale  !  recale  * 

La  perfida  a '  me  ! 
La  rabbia,  il  furore! 

Mi  straziano  il  core  i 

Più  fiero  tormento 

Di  questo  n(jn  v  è  l 
Puh  {  La  cosa  .  .  .  mmalora 

Se  vace  guastanno! 

Ca  c',è  qua  malanno 

Già  ston^o  a  bedè  !  ) 

Gli  aliri  col  Coro, 
(  La  rabbia  l'opprime  ! 

Lo  strazia  il  tormento! 

Più  tristo  momento 

Di  questo  non  v'  è  I  ) 
(  Jbrahim  e  Or  onte  viario.  Acmut  parU  éol 
corteggio.  ) 

SCENA  VIIL 
Pulcinella  ,  Metilde^  Q  Fatima. 
Met,  E  voi  non  andate  ? 
Puh  Addò  ? 


.  3,0 

Fa L  Coi  genitore  a  difen(]ere  la  sua  causa? 
PuL  Io  mo  me  trovo  vicino  a  sti  Hiije  Iribu* 

naie,  e  me  voglio  difennere  Itì  causa  mia. 
Met.  La  vosira  Cc-uisa?  e  quale  ? 
PuL  Mo  ve  dico  ia  :  accostateve  a  me,  e  pè 

prinimo  contraditlorio  mollaieme  le  callose 

vosle  cincorenze. 
jFat   'Ed  a  che  fare  ? 

PuL  Me  vorria  scarfa  no  poco  ,  ca  me  moro 
de  fjìddo. 

Met.  Voi  siete  furbo  assai  !   vi  ho  conosciuto 

alla  prima  1 
PuL  L'arefice  conosce  Toro.  Io  so  prencepo, 

e  borilo  principia  da  vuje  ad  esercitare  il 

m  o  principesco-priucipalo. 
Pcif,  Me  ne  consolo  !  le  vorreste  a  due  a  due 

le  innamorate  r 
PuL  Ca  si  le  ghiommente  non    so  apparate, 

comme  ponno  tira  la  carrozza  ? 
Mcfm  (  Il  padre  tanto  feroce^  ed  il  figlio  così 

bufforìe.  ) 
p'at.  (  Ha  i'  aria  da  facchino.  ) 
PuL  È  accessi?  ve  azzeccate,  o  no?  vi  calo 

commanno  li  sarcìzie,  e  si  non  m'obbedite, 

"Ve  f^iCcio  pas.sa  tre  gire  de  bacclietla, 
MeL  Io  son  promessa  a  vostro  padre,  e  dovete 

rispettarmi. 

PuL  (  I  bbiva  chillo  cotugno  nfornato  !  e 
bieccbio,  e  anco  a  pensa  a  sle  cose?)  E  tu? 

Pat»  E  io  non  voglio  essere  corbellala  dagli 
uomini. 

PuL  Già  .  .  .  pecche  vuje  ante  femmene  vo* 

lite  avè  sta  privativa. 
Jfat,  (  Torna  il  Eej  !  vado,  per  non  vederlo 

infurialo..  )  (  ^Iti  ) 


3 1 

Mei.  (Mi  allontano:  non  vorrei,  che  mi  avesse 
scoverla  autrice  della  fuga  di  Zulmira.)  {via) 

PuL  Vi  che  brulle  cajololel  se  ne  so  ghiute^ 
e  mMiaaoo  lassalo  suio  l 

s  e  E  N  A  IX- 

Ibrahim  ,  e  detto, 

Ibra.  No,  indegna  Zulmira  !  tu  non  mi  fug- 
girai. Ho  spedito  a  ricercarti  i  miei  più  fi- 
di. Se  tornerai  in  poter  mio,  non  avrai  più 
Melilde  in  tua  difesa. 

PuL  (  LlO  vi  cca  è  tornato  ,  e  se  dispera  ! 
slesse  aflfrevaio,  e  senza  no  callo  comma  a 
me  ?  ) 

Ibra.  Oh!  sei  qui,  caro  figlio! 
Pul.  Amalo  gnore  l  (  comme  fete  de  pippal) 
Ibra.  Io  son  qui  ritornalo  per  domandarti  tan- 
te cose» 

PuL  (Oh  mo  sto  frisco  !  e  chilli  duje  mpise 

se  ne  so  ghiute  !  ) 
Ibra»  Come  va  la  salute  di  tua  madre  ? 
Pul*  Mammema!  poverella!  è  morta  nfiglianza. 
Ibra.  Morta  ?  come  morta  !   parla  .  .  .  finisci 

di  trafiggermi. 
PuL  Cioè  .  ,  .  voleva  morii.  .  •  ma  pò  ce  pen- 

saje  meglio,  e  se  risolvette  de  sta  bona  ... 
Ibra.  Tu  pocanzi  dicesti  di  esser  moria. 
PuL  Dicesti  accossì  ,  pecche  me  credeva  de 

parla  dv-  la  notriccia  ... 
Ibra*  Ma  Zaida  è  morta,  o  viva  ? 
PuL  More  ,  e  campa  comme  vuò  tu  .  .  . 
Ibra,  Io  non  ti  comprendo  ! 
PuL  Ma  si  te  veco  accossi  arrangialo  ,  e  me 


32 

njbroglio  a  rìsponnere.  Mamraema  sta  corame 
a  na  vallena. 

Ibra*  Ed  essa  ti  die  questo  anello  ,  che  hai 
al  dito,  e  che  le  fu  da  me  dato  in  dono  ? 

Pul.  Gnernò  :  chisto  me  V  ha  dato  Ruonto... 

Jbra.  Te  T  ha  dato  Oronle  ?  .  .  , 

Puh  Cioè  .  .  .  isso  m'  ha  di  Ho  ca  te  V  avesse 
fatto  vede  .  •  ,  pecche  mammema  .  .  .  cioè 
moglierela  .  .  .  basta  !  lieggete  sta  foglia,  ca 
lloco  dinto  ce  sia  tutto  lo  zuco«  [1  i  da  il  fogl,) 

Ibra,  Si,  sono  questi  i  caratteri  di  Zuida.  Leggi 
tu,  caro  tiglio,  e  fa,  che  io  ascolti  dal  tuo 
labbro  le  tenere  espressioni  delia  mia  ama? 
ta  consorte. 

Puh  (  F  chesta  è  vl  anta  bazzeca  de  quatto!) 
gnopa,  iiegge  tu,  ca  io  sto  stracquo,  e  pò  la 
matina  b  ggio  le  lettere  janche  :  chesle  so 
nere:  avarria  da  aspetta  stasera.  ..liegge,  ca 
me  daje  gusto. 

Ibra,  Come  li  pince.  (  legge  ) 

PuL  (  Tante  n'  arremedio*  ma  n  ha  da  veni 
uno,  che  ha  da  incomoda  V  amico  Chiausso!) 

ibra.  Si  ,  essa  ,  che  a  me  l'  invia  ,  ti  racco- 
manda al  mio  paterno  affvUo. 

Pili,  Ah  !  chella  mamma  mia  è  stata  senipe 
na  bona  ftmruena  !  le  basta  di  ca  jettc  pè 
sett**  anne  a  la  penetenzia. 

Ibra,  Si?  fece  penitenza?  ma  se  è  stata  sem- 
pre esemplare  ? 

Pul.  (E  comnrè  nnoglial  s'acconcia  a  tutto 
elicilo,  che  dico  io.  ) 

Ibra,  Oh  !  racconlami  adesso  i  tuoi  viaggi. 
Hai  girato  moltissimo  ? 

PuL  Cancaro  !  so  stalo  na  vera  ariatclla. 

Ibra,  Donde  cominciasti  ? 

PuL  (  Mo  da  fuoco  a  n  auto  capo.  )  Ho  gi- 


33 

rato  da  Levante  a  Ponente,  e  me  so  fermalo) 
nfaccia  a  Seiienlrione  (  che  mo  sia  xnperi- 
colo.  ) 
Ibra*  Ma  come  ? 

PuL  Mo  le  spiego.  Dal  mezzogiorno  di  Pani- 
coGoli  fino  allo  slrelto  di  Casapuzzano. 

Ibrd.  Ma  queste  GiUa  non  sono  neli'  Arme- 
nia ! 

PuL  E  liegge  lo  calapino  ,  ca  ce  le  truove. 
Queste  Città  stanno  nel  nord  pacifico  de' 
paesi  bassi,  che  se  ne  venono  mano  mano; 
cioè  Averza  Casandrino  ,  Pravola,  Melilo, 
e  Secpnnigliano  ,  che  sboccano  nel  pelago 
di  porta  Capuana  ,  e  vanno  a  finire  col 
Lavinaro,  Chiazza  majura,  e  V  Oltocallo. 

Ihra,  Ma  dove  sono  questi  paesi  ? 

PuL  Ne'  vicoli  Europei  di  iVapoli,  e  suoi  àt^ 
quedotti. 

Jbra.  Vuoi  tu  dire  Napoli  di  Romania? 
PuL  Già,  di  Romania,  eh' è  sorella  carnale  d@ 

Nastasia,  e  bava  consoprina  de  Geremia. 
Ihra.  Tu  mi  confondi  ? 

PuL  Non  so  cose  pè  tè  !  è  mancanza  del  tuo 
talento. 

Mna,  Chi  sono  stati  i  tuoi  precettori  ? 

PuL  Chille,  che  hanno  asiggenno  la  decima. 

Jbra»  I  tuoi  maestri  1^' 

PuL  E  chi  se  V  arricorda  !  so  slate  tante  ,  e 
maje  aggio  voluto  fa  bene,  pecche  m'  è  pià^ 
ciato  r  arte'  de  Micalasso.. 
Ibra,  Io  perdo  il  cervello! 
Pul,  (  Io  vorria,  che  t'  ascesso  lo  spi  re  lo  !  ) 

S  E  E  N  A  X. 
Oronte^  e  detìL  ^ 
Oron.  Signore  I  (  s'  interrompa  il  dialogo  !) 
Mra.  Rechi  forse  notizia  di  Zulmira  ? 


34 

Oron.  Vanno  tutti  In  traccia  di  lei  ,  ma  non 

ancora  è  rilornaio  alcuno. 
Ibra.  Oh  rabbia  !  vieni:  voglio  presentarli  a' 

Grandi  della  mia  corte»  (  via  ) 
Oron.  Giudizio  ! 

Pul.  Ah  faccia  de  mpiso  !  quanno  t' aggio  da 
sulo  a  sulo,  le  voglio  scippa  uuie  li  pile  3e 
sto  Varvone.    (  \^iano  ). 

S  C  E  N  A  XI. 

Sala  come  prima. 

Zulmira  in  abito  da  contadina^  ed  Ormili. 

Otm.  Dove  v'inoltrate,  o  signora? 
Zulm.  Dove  mi  guida  una  giusta,   e  desiala 
vend 'Ita. 

Orni.  E  vi  lusingate,  che  queste  rozze  spoglie 
vi  nascondano  al  vostro  nemico?  azzardate 
r  incauto  passo  nella  reggia  istessa,  donde  per 
fortuna  fuggiste,  e  dove  siete  lauto  ricercata? 

Zulm,  Ho  sempre  non  curata  la  vita.  Ad  og- 
getto che  il  generoso  tuo  figlio  non  cimen- 
tasse i  suoi  giorni  in  mia  difesa,  gli  ho  pro- 
messo di  volere  per  V  ultima  volta  parlare 
all'amica  Metilde,  e  quindi  far  ritorno  alai 
in  tua  Compagnia. 

Orm.  Ed  ora  qual'  è  il  vostro  disegno  ? 

Zutm.  Quello  di  svenare  ,  se  la  sorie  mi  ar- 
ride, il  fìllio  del  mio  nemico.  Cosi  placherò 
in  parte  l- ^mbra  inulia  del  genitore. 

Or/7i.  E  se  sarete  sorpresa  ? 
'  Zulm.  Non  ha  delio  lo  schiavo  ,  da  te  inter- 
rogato, che  Ibrahim  è  per  recarsi  al  consi- 
glio ? 


35 

Orni.  Abbiate  pietà  di  voi  stessa!  del  figlio  mio, 
elle  avete  degaato  del  vostro  affetto  ? 

Zulm*  Ritorna  a  lui  :  spero  fra  poco  di  rive- 
derlo contenta. 

Orm»  Io  non  vi  lascerò.,,  , 

Zulm.  Ormut!  sono  ancora  nello  stato  di  co- 
mandare, e  di  essere  obbedita  ! 

Orm,  Il  Cielo  preservi  i  vostri  giorni  dall' im- 
minente  periglio!  (Ah  mi  si  divide  il  core 
nel  lasciarla  !  se  fosse  a  lei  noto  il  grande 
arcano!  )    (  via  ) 

Zulm,  Son  sola  !  e  chi  è  qiielF  uomo  defor- 
me, che  viene  a  questa  volta  ?  io  non  F  ho 
mai  veduto!  che  fosse  costui  il  figlio  d'  l- 
brahim  ? 

S  G  E  N  A  XII. 

Pulcinella^  e  detta. 

Pul.  Vi  quanta  ngrine  me  facevano  chilli  bar- 
bette barbò  ?  e  io  me  ne  so  scappato  ,  |  è 
paura,  che  non  in' arravogliavano  co  le  -  l- 
dimmanne.  L'hl  che  bella  pacchianella  !  me 
lene  mente,  e  se  fa  na  risarella  ! 

Zulm,  (  Arie  non  abbandonarmi.  ) 

PuL  Piassomeglia  a  n'  ovajola  ,  che  steva 
mmiezo  a  la  Galitta  ! 

Zulm,  (  Mi  guarda  ,  e  se  ne  compiace.  ) 

PuL  Chi  aspielte  nè  bella  figliò  ? 

Zulm,  Aly,  il  figlio  del  nostro  padrone  ìbra- 
hira^  Si  è  sparsa  la  novella  del  suo  arrivo, 
ed.  io  ho  chiesta  licenza  al  mio  rioiuio  per 
farmi  coraggio  a  venirli  a  baciare  ìa  <nan<). 

PuL  (  Ora  vi  ?  chi  se  credeva  de  trova  no 
inndaituoglio  dinlo  a  la  casvn  !  )  " 


/ 


36 

JZulm,  Se  potreste  farmi  il  piacere  di  presen- 
tarmi ad  Aly,  io  vi  sarei  obbligatissima. 

PuL  Si  vuò  si'  Aulivo  senza  uosso  ,  eccolo 
ccà  a  lo  coiìimanno  tujo. 

Zulm,  Siete  voi  !  voi  veramente  !  ah  tale  quale 
ine  r  ho  sognato  ! 

PuL  Che  t'  aje  nzonnaio  ? 

Zulm.  Ho  veduto  questa  notte  in  sogno  un 
signore,  che  vi  somigliava  perfettamente.  Mi 
faceva  tante  carezze  ,  ed  io  n'  era  conten- 
tissima. 

Puh  E  fatte  canto,  che  sto  suonn4>  s'  è  beri- 

ficaio.  Accostate  ,  ca  mo  te  faccio  no  me- 

lione  de  carizze. 
Zulm»  Ah  !  signore  !  voi  volete  burlarmi  ? 
PuL  No  .  .  io  faccio  addavero  !  sta  bella  fac- 

cella  loja  m'  ha  dato  na  varrata  tra  capo, 

e  noce  de  cuoìlo  ? 
Zulm*  Oiraè  !  oimè  1  sostenetemi!  io  mi  sento 

morire  ! 

PuL  Statte,  nenna  mia,  ca  staje  lanlo  bella  ! 
ZuL  Oh  me  sventurata  1    io  vi  aveva  amato 

tanto  in  sogno,  ed  ora  .  .  . 
PuL  E  mo  vuogliemc  bene  scetata  .  .  . 
Zulm.  Non  è  possibile  I   ah  !    maledetta  di* 
stanza,  che  passa  da  me  a  voi  ! 
Ah  !  perchè  voi  siete  figlio 

Di  un'  Altezza  !  di  un  Bey! 
PuL    Si  de  n'  auto  fosse  sguiglio, 

Che  farrisse,  nenna,  dì  i 
Zulm,  Vi  direi,  mio  caro  bene  ! 

Ah  !  per  voi  già  vivo  in  pene  ! 

Ma  sarebbe  un  grand'  errore  .  .  . 

Io  SI  vii  .  .  .  voi  grande  assai  .  .  . 

Ah  !  lasciatemi  al  rossore  ... 

Per  me  speme  oh  Ciel  !  non  v'  è  ! 


PuL    Fatte  cunto,  gioja  bella, 

Che  al  B  h\  non  le  sia  figlio; 
Ma  che  sia.  Poleceneìla, 
De  la  Cena  no  banchiero, 
E  un  cuscino  si  ceniero 
Stipamilio  schilto  a  me. 

.Zw/m.  (  L' assassino  ci  è  caduto! 

Pari  al  merlo  avi  a  mercè  !  j 

Puh     (Sto  morziilo  cannarulo 

T'  addecrea.  Poh  cene  I  ) 
Che  f  irrisse  a  no  villano  ? 

Zulm*     Li  dnrei  cosi  la  mano  .  ,  . 

PuL     E  un  vasillo  —  il  suo  mussillo 
Le  darri  a  cornni'  io  ce  dò. 

Zulm,  Li  larei  delle  carezze  .  .  . 

PuL       E  fammelle  ... 

Zulm.  Li  direi 

Vieni,  o  caro,  alia  campagna 
A  goder  di  un  dolce  amor! 

PuL    E  chi  lassa  sta  coccagna  ? 

Jarnmoncenne  proprio  mo. 

Zulm,  (  Avrai  morte  1  ) 

PuL  E  quanno  jammo 

Zulm.  Ma  il  Bey  ? 

PuL  Pò  ne  parlammo  .  .  . 

Zulm.lEid  i  sudditi? 
PuL  Li  suggeche, 

Si  P  assisa  non  le  sona, 
Corra r ranno  da  papa.^^ 
Zubn,  Dunque  io  son  per  voi 
PuL  Si'  bona 

Cchiù  del  fritto  baccalà  I 
Zulm,         Ah  !  vieni,  o  mio  caro^ 

Mio  tenero  oggetto  1 
Per  te  un  martelletto 
Mi  batte  nel  core.  .  . 


38 

Che  fiamma!  che  ardore 

Pul  TV     c  J"^'  • 

ha  mpietio  menato 
Lo  bruito  cecato 
Lo  mpiso  d'Ammore.  . 
Cile  sciamma  !  che  ardore 

^  j  senio  pè  tiè  ! 

Zulm.        Andiamo.  .  . 

Zuìm         r  r-    •         ^^orrimmo.  .  . 
n  ,  (  Ci  siamo.  ) 

^i^//72.     ^    Di  tanto  diletto  ^ 
Pni  f^guale  non      è  ! 

De  tanto  delietto 

Cchm  doce  non      è!  {viano) 

SCENA  xiir. 

infine  Coro  di  Grandi.  ' 

Met.    Non  ^n,' ingannai!  .  .  Zulniìv^ 
i;^Ciala  m  rozze  spoglie 
Tragge  da  q^ueste  soglie 
j      li  figlio  dei  Be^^  ! 
Che  medita  colei  '? 

Una  vendetta  al  certo. 
Pentirmi  non  vorrei 
Di  aver  suoi  ceppi  infranti  .  .  . 
Ma  volano  agi'  isonti  .  . 

è'  f7"  "°  periglio.  .  . 

^  dal  nemico  artiglio 

rf,rr,    T  '^'''"i  '■-"SI.  (t'ice) 

I^ra.   La  »^rovaste^(.<i^  O.on/e) 


39 

Jbra.  E  in?  {ad  Janni) 
Àrm  IN  emme  n 

•^cm.  Possibile, 

Glie  al  mio  potei  la  y 
Possa  involarsi  ancor.  ^ 
Da  tutu  io  son  iradUo. 
Ma  tremi  ii  iradUor  . 

/n        V  c\x\  mai  fu  r  ard'Ao 

OroTU  tv  eiii  mai  ^  brani 

7òm    Ah  1  se  il  sapessi  .  .  . 

^  CoUe  mie  maai  isiesse^ 

Farei  q-U^  empio  00^ 
Seguuemi.  .  .  ^nlra^^ 

Seguendo  una  villana 
Da  queste  stanze  e  uscito 
Or  vostro  figlio 

E  dove 


Jhra, 
Coro* 
Ibra. 


Voke  i  suo  passi  i 
^  ^  Ei  muove 

Ver  la  campagna.  .  .         ,  , 


La  gioventù  inesperta 
Si  vada  a  raflrenar. 
"Voi  di  Zulmira  in  traccia. 
Amici,  ancor  ne  andrete  V 
Cos\  appagar  potrete 
11  giusio  mio  furor  . 
Ti  senio  o  furia 
Ag'vlalricel 
Tu,  iiiesorabile, 
Mi  squarci  il  cor  ; 
Pace  a  quest^  anima 
Sperar  non  lice, 
Se  a  me  quell'empia 
Si  asconde  ancor. 
Coro.        La  selva  inospita, 


4o 

erte  pendice 
Tracciamo  vigili 
Per  te,  signor,  (^escono) 

SCENA  Ultima. 

Campagne  come  prima. 

Seliin^  Ir  attenuto  da  Ormut^  indi  Puìci^ 
ìvalla  e  Zahnlra,  poi  Metilde  in  osservazione^ 
infine  Ibrahim^  Orante^  Acmut^  Fatima^  Co- 
ro^ e  Guardie, 

SeL     Padre  !  mi  f»rresli  invano  !  , 
Orm,       Dove  li  affretti  insano  ? 
Sei.     Dove  mi  cliiama  amore.  .  . 
Orm,       Frena  V  incauto  ardore  ! 
SeL     Deli^  idol  mio  la  vita 

Esposta  è  a  rio  cimento,  .  • 
Orni,    Dal  Ciel  fìa  custodita  ... 
Sei,         Oh  qual  crudel  tormento  ! 
Orm,    (  Voi    moti  di  natura, 

Parlate  a  lui  nel  sen  !  ; 
Sei,      La  tua  paterna  cura 

Or  mi  è  molesta  appien.     (  vedendo 
da  lungi  Zulnilra  e  Pulcinella  ) 

Eccola  I  .  .  e  chi  è  con  lei  ? 
Orm,    Celiamoci,  e  osserviamo.  •  . 
-Sei,     Dell  lasciami  !  sol  bramo 

Con  lei  morire   almen  ! 
Orm.    La  tua  salvezza  io  bramo.  ,  . 

Pensa  a  tuo  padre  almen!  (  trascina 
seco  Selim  in  disparte  ) 
Puh    Ne  ?  pacchiane     addò  jammo  ? 

Da  n'  ora  cammenammo, 

E  sta  capanna  loja 


4i 

Addò  mmalora  sia  ? 
Zulm.YeòìU,  o  cara  gioja, 

Noi  vi  siamo  giunli. 
PuL  ^  priesto, 

Ca  mo  m'  abbocco. 
2ulm.  Adesso,  {lo  lascia 

e  m  con  riguardo  spiando  intorno  ) 
Mei.    (  L'ho  aliitt  raggiuiUa  I  ) 

Fui.  ^  :  t^^^"" 

Che  bene  a  ddì  !  che  rajet» 
:  Attuorno  pecche  baje  ? 

Azzeccale,  Consoiamel 
'  Non  farme  sospira!  ^ 

Zulm.  (È  lì  Zulmar.)  impedendolo  appiattata) 
Met.  (  Che  tema!  ) 

Zulm,  Figlio  del  mio  tiranno  ! 

JNe'  lacci  miei  g'a  sei. 
PuL    Ajemmè  !  tu  te  faje  bruita? 

Che  l'  aggio  fallo  ? 
Zulm.  Tutta 
La  mia  fatai  sciagura 

Tuita  mi  vien  da  te! 
Pul^    Povera  creatura  ! 

Che  l'  aggio  fatto  ne? 
Zulm,  Sappi.  .  .  Zulmira  io  sono. 
PuL        Zemira  !  mamma  mia  l 
Zulm,  Se  mi  privò  dei  trono, 

Se  il  padre  mio  trafisse 

L'  epipio  Ibrahim,  tal  dona 

Il  figlio  avia  da  me. 

Mori  !     (  imbrandisce  un  pugnale  ) 
Puh  Misericordial 
Met,    Fermati!  (  accorre  a  disarmarla  ) 
SeL  In  tua  difesa 

Eccomi. 

(  Oh  sorte  |  } 


42  ; 

Ajuio! 

Ziilm.  MetilfJe!  ' 
^et.  Hai  lu  perduto 

Incauta  !  il  senno? 

.  Il  perfido 

Cada  al  tuo  pie.    (  giunge  Ibrahih 

sorpresa  in  tutti 
^brct.  Mio  figlio! 

Che  avvenne  ? 
Mei.  Orm.  (Oh  !  qual  pcrigliol  ) 

Pul^    Gnopa  !  vi  chesia  ossessa 

Me  voi  e  sperlosa. 
Ibra.    Stelle!  Zulniira  !  è  dessa  1 

Zuim.  Met.  SeL 
(  Oh  fjual  sorpresa!  ) 
Gli  altri.  Ah  ! 

Ibra.    Dalle  insidie  amica  sorte 

Tu  mio  figlio  ormai  difendi! 
E  Zul  mira  alfin  mi  rendi 
Per  potermi  vendicar  ! 
Zutm.  Met,  Sei.  Oron*  Fat. 
(  Lenio  gel  di  veua  in  vena 

Già  mi  scorre,  e  il  sangue  agghiaccia! 
Piespirare  io  posso  appena  ! 
S  nio  1  anima  mancar  !  ) 
Puh    (  Mp  etto  ajemmè  !  me  sta  sbattenno 
O  na  tenga,  o  no  pollasto  ! 
Io  le  ppose  vao  face n no.  .  . 
E  sto  ancora  a  ntar»aglia  !  ) 
Acm.  Oron,  Coro 
(  Sangue,  slryge  io  già  prevedo! 
Già  la  falce  arruola   morte  ! 
Dalla  barbara  sua  sorte 
Ah!  chi  mai  la  salverà?  ) 
Ibra.  Sì  tragga  colti 

In  Carcere  orrendo.  .  , 


43 

e/.  Un  barbaro  sei  l 

Ma  i!  fiilm^.n  tremendo 

Suir  empio  sno  capo 

Tardar  ,  non  potrà. 
'bra.  Audace  !  si  uccida! 

\let.  Fermate  ! 

f^uZ.  Madda  l 

E  lassalo  fa  I 
Mo  fanne  tonni na^ 
f  Amato  papa  ! 

Met»  Un  vii  pastorello 

Si  lasci  al  suo  fata. 
Ibra,  Il  vò  imprigionato.  .  . 

Oron*         Signore  !  ,  .  piefa  !  •  , 
Ibra^  Pieia  non  ascoho  ! 

Vendetta  sol  chiedo.  .  ♦ 

Non  sento,  non  vedo 

Che  rabbia,  e  furor  1 
SeLZulm»  Nel  palpito  estremo 

Sarò  teco  ognora.  •  . 

Insieme;  morremo, 

Mio  dolce  tesor! 
Pul*  Ah  !  fauza  I  briccona  ! 

CliisT  era  lo  m  ijo  ? 

Possalo  aje  Io  guajo  I 

Accisa  si  mo  I 
Gli  altri     Quai  torbidi,  e  neri 
col  Coro       Funesti  pensieri 

jVr  ingombrar!  la  mente! 

Mi  a[i;ghiacciano  il  cor  ! 
Oh  Cielo  cìemenle  ! 

Tu  sgombra  V  orror  I 
Selùiìf  e  Zulmìra  son  guidati  tra  le  guardie^ 

si  cala  il  sipario. 


Fine  del  h  Atto. 


ATTO  SECONDO 

SCENA  PRIMA 
Sala,  come  nel  primo  atto» 
Fatima-i  Orante'^  Acmut^  indi  Ibrahim. 


44  'itan 

'  bb 

1  SII 

ilei 
ter 
clie 

ini. 
roti. 

jeii 

la  infelice  Zulmira  è  stata  trascinal||ie] 
in  una  prigione? 

Oton.  La  faule  combìnazioue  V  ha  fatta  sot 
prendere  dal  Bey  nel  momento,  in  cui  vc 
leva  trafiggere  suo  figlio. 

Acm.  Incauta!  non  ha  saput3  proffittare  dell 
scampo  procLiralole  dalla  generosa  Metildc 

Fat*  Ah  I  penso  al  destino  ,  che  V  è  serbato 
e  non  so  reggere  alla  pena  ? 

Oron.  Eppure  la  sola  Metilde  potrebbe  salj 
varia  dai  la  morie. 

Fat.  Mi  sembra  difficile  ,  che  possa  calmari 
la  irritala  ferocia  d'  Ibrahim. 

Àcnu  li  tentarlo  non  nuoce.    Le  donne  ,  ch( 
han  preso  un'ascendente  sul  core  degli  U0';j 
mini,  sanilo  trovar  sempre  i  momenti  oppor« 
tuni  per  dominarli. 

fat.  Figuratevi,  se  io  saprei  cimentar  la  niia|^ 
yita  per  liberarla.  Vado  da  Metilde,  e  son 
«icura  ,  che  il  suo  bel  core  non  avrà  biso- 
gno di  sii/nolo  ,  per  impegnarsi  a  fiivore  di 
quella  sveni urata.    (  v'ia  )        ^  \  i<ti 

Acm*  Oronte,  io  tremo  pe'  nostri  giorni.  Non 
si  poteva  scegliere  un  uomo  più  sciocco,, 
e  pericoloso,  per  servire  al  nostro  disegno. 

OcQn.  Un  uomo  astuto  non  si  sarebbe  esposto 


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et 

f 
in 

'tei 
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4S 

tanto  periglio.  Ma  ormai  il  passo  è  datOé 
I  dobbiamo  anzi  indurre    Ibrahirn  a  dividere 
l  suo  potere  con  Pulcinella.  Così  le  scioe^ 
hezze  del  credulo  figlio  Io  faranno  cono- 
cere  un' imbecille,  e  detestare  dai  popKDloyi 
he  scacciando  V  usurpatore,  richiamerà  sul 
)  rono  la  figlia  del  suo  legittimo  padrone"- 
m.  Il  pensiero  è  felice.  Ecco  il  Bey. 
on.  Secondami.    11  gran    Profeta  protegga^ 
empre  i  preziosi  tuoi  giorni,  o  signore,  ca- 
ne  pocanzi    preservò    dalle   insidie  quelli 
J|Jel  rispettabile  tuo  figlio. 

(ad  Jbrahim^  che  arriva  ) 
m.  Io  penso  al  sub  momentaneo  periglio, 
?  ne  raccapriccio  ! 
rfl.  Si,  fu  Maonfieilo,  che  spinse  cola  i  miei 
spassi.  Ma  Tempia  Zuhnira,  e  Tardimentoso 
«pastore  pagheranno  ben  presto   il   fio  del 
^ioYO  eccesso. 
on.  Anzi  è  tempo,  o  signore,  di  render  vano 
ogni  nemico  disegno.  Ascolta  un  tuo  fedele^ 
sh'  è  tanto  consagrato  alla  tua  gloria.  Veg- 
'*^ano  i  popoli    soggetti    tuo   compagno  sul 
irono  r  illustre  tuo  tìglio,  ed  apprendano  a 
^temere  i  fulmini  del  suo  sdegno. 
"'/TI.  Apprenderà   egli  stesso   in    mezzo  alle 
cure  ,  che  lo  circonderanno  ,  ad  essere  più 
cauto,  ed  a  guardarsi  da  nemici. 
ra.  Ottimo  consiglio.  Io  già  P  avea  medi- 
tato. Si  chiamino  i  Grandi  del  regno.  Ven- 
gono gT  Imani   coir  alcorano  alla  solenne 
cerimonia. 
?fw.  Vado,   e  via  ) 

"on.  Ed  il  Cielo,  che  sempre  arride  a' tuoi 
foti,  t'invia  opportunamente  il  real  Prence. 


46 

S  C  E  N  A  IL 

Pulcinella^  indi  /4cmut^  Coro  di  Grandi^  e 
Jmani  ,  uno  de"  quali  reca  /'  alcoranc 
Pciggi^  che  sopra  un  dorato  bacino  poi 
tano  il  libro  delle  leggi* 


n 

li 
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Or 
ih 

h 


PuL  (  Auh  !  chella  pacchiana    mariola  m' 
restata  annozzata  neanna  !  Oh  !  ma  rao  m 
so  puosto  mmoto,  e  tata  Braimmo  m'' ha  d 
arrernmedià  na  mogliera  ,  e  sia  puro  Nto 
niella^  la  manocolta.  ) 

Oron.  E  la  il  vostro  genitore,  che  vi  de«ider 
(  sta  in  te,  asinaccio!  ) 

PuL  (  E  sto    puorco   spenuso   me   lo  trov 
sempe  appriesso  !  ) 

Ibra*  Amaiissima  mia  prole  ! 

PuL  Se  io  sono  la  tua  amatissima  verola,  ti 
sei  la  mia  infocniissima  nfornaia. 

Ibra.  Ti  sei  serenalo  ? 

PuL  Qua  serenala  ?  io  oca  non  ce  sente  mane 

i;ia  ciaramella. 
Oì^on,  Vi  siete  riavuto  dallo  spavento  di  po 

canzi  ? 

Pai.  Ancora  m**  è  restalo  no  poco  de  iremmo 

liccio.  Ma  io  ne  voglio  na  sodisfazione. 
Ihra,  Hai  ragione,  e  1'  avrai  ! 
PuL  Mo  proprio  famme  porla  na  mogliera. 
Ibra.  Ne  avrai  da    scegliere   tra    le  primm 

bellezze  dell  Affrica. 
PuL  O  afreco,  o  retepunto,  io  ne  voglio  una 

e  sia  tra  le   ultime  bellezze   de  Seconni 

gli  ano. 

Ibra,  Seconnìgliano  ?  e  dov'  è  situalo  quest 

paese  ? 
Oron.  (  Attenlo.  ) 


Or 

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1 

( 


Puh  (  Schialla.  )  Fra  il  settentrione   de  la 
merola  ,  e  il  mezzogiorno  delT  asolo,  sotto 
la  zona  del  torrone  ,  che  confina  co'  Paesi 
bassi  de' campi  Partenopeani. 
,  Oron.  (  Animale.  ) 

Jbra.  Oronte  conosci  tu  questo  luogo  ? 
Puh  Oh!  Ruonto  sape  luUe  li  vasce,  e  le  por- 

telle  de  lo  Munno. 
Oron.  Forse   ne' suoi    viaggi   sarà  passato  in 
:     qualche  casale  di  questo  nome. 
Pai.  Ma  che  casale  !   me  ce   aggio  magnate 

zuppe  de  zoffritto  ! 
Oron,  Senz'  andar  tanto  lungi   avrete   qui  le 
!     più  peregrine  bellezze. 

Pah  Embè  portamella  tu  na  pellegrina,  caio 
te  faccio  accatta  a  bevere. 

Orni.  Intanto  è  necessario  di  occuparvi  di  al- 
tra cura  più  grave. 

Ihra.lo  ho  deciso  di  alleggerirmi  del  mio  peso. 

Pul,  N'  onza  de  sale  de  JNgritterra,  e  te  spic- 
ce subito. 

Ibra,  Voglio  divider  teco  le  curo  del  mio  stato* 

^  Oron,  Vi  chiama  suo  compagno  sul  trono.  Ap- 
prenderete così  ad  imitarlo,  ed  a  farvi  ama- 
re da'  vostri  soggefti.  (Accetta  o  sei  morto.) 

PuL  (  E  sto  birbante  subeto  te  jetta  na  mor- 
ta nfaccia  )  Nzomma,  che  avimmo  da  fa. 

Ibra.  Ora  lo  saprai.  Ecco  i  Grandi,  che  ven- 
gono a  felicitarti. 

PuL  Chiste  so  li  Granne  ?  me  pareno  chille 
!     che  a  Napoìe  vanno  atterranno  morticielle. 

Oron.  Ecco  anche  gl' Irnani. 

Pul,  (Uh  cca  1' uommene  fanno  le  bammane!) 

Ibra,  Siedi  al  mio  fianco  ,  Aly  ,  e  voi  tutti 
ascoltatemi. 

Pul,  (  Me  vorranno  fa  Cuonzolo  \  ) 


48  .  . 

Ibra.  Il  Cielo  mi  fe  dono  di  un  figlio.  Era  e-  J 
gli  bambiiio  quando  per  le  mie  belliche  in*  J 
traprese  lui  obbligalo  a  lasciarlo   presso  sua 
madre. 

PuL  Che  se  chìamraava  Angiolella.  .  . 

Oron,  Tacete  ! 

Acm.  Non  lo  interrompete  ! 

ìbra.  Divenuto  egli  adulto,  ha  scorso  per  mio 
cenno  Y  Asia  intera,  e  parte    della  Europa^  i 
ed  in  questo  giorno  si  è  finalmente  restimi-  j 
to  al  mio  seno. 

Puh  (  E  bi  che  patre  chiacchiarone  m'  aggio  i 
ascialo.  )  i 

lbra>  Ora  i  miei  anni  esìgono  qualche  riposo, 
ed  affidando  perciò  il  freno  dello  slato  alla 
saggezza  del  mio  prediletto  figliuolo,  lo  chia- 
mo meco  a  regnare,  ed  a  rilevarmi  in  par- 
te dal  difficile  iucarco  di  governare  i  miei 
popoli.  Eccovi  duiique  in  lui  il  mio  com- 
pagno, il  mio  erede,  ed  il  vostro  Signore,  j 
che  col  suo  istancabile  amore  si  renderà  pa-  ^ 
drone  de'  vostri  cori.  '  ! 

PuL  nispellabile  pubblico,   non  è  la  moneta 
,  di  sei  carlini,  che  dovete  pagare. 

Oron,  Tacete  ! 
Acm.  Non  V  interrompete  ! 
Puh  (  Mo  le  sono  no  punio  rifaccia,  e  la  fe- 
11  esco  !  ) 

Jhra,  Apri,  Oronte  il  gran  libro,  e  leggi  ad 
Aly  i  doveri  del  principe  ,  eh'  egli  giurerà 
di  osservare  inalterabilmente. 
Pili,  (  Sta  vernia  non  fenesce  !    io  me  moro 
de  famma,  e  n'  aggio  magnato  ancora!  ) 

(  Oronte^  prende  il  libro^  e  legge  ) 
Oron*  Il  peso  reggere  dei  fidi  popoli 

Promette  il  figlio  del  gran  Bey. 


49 

Tbra»  Accetta. 

PuL  Che  buò  accetta  ! 

Porta  li  piseme  pè  campa  1' aute  ? 
No,  lo  vastaso  non  bogUo  fa  ! 
Oron»  Acm.  Coro. 
Salamelec  !  babbulaba  ! 

{^facendo  grandi  riverenze) 
Pul,       Scialamececca  peruccaba! 

'     (  derìdendoli  ) 
Oron,  Per  balze  inostìpi  foreste  orribili, 

Sempre  istancab  le  regno,  e  provincie 
A  buona  regola  de'  cari  sudditi 
Girar  promette  il  bravo  Alj. 
Ibra*  Accetta. 
Acm.Coro.  Accetta. 

PuL  Gnernò  ...  va  chia  ! 

Che  so  corriere,  che  aggio  da  correre? 
Io  co  li  commode  me  voglio  sta  ! 
Oron.  Acm.  Coro. 
Salamelec  I  babbulaba  ! 

Puly        Salamececca  peruccaba  !  (come  sopr.) 

Oron.  L'  ultima  stilla  del  sangue  spargere 
Sempre  in  difesa  dell'  onor  patrio 
Promette  il  figlio  del  gran  Bey. 

Ibra.  Accetta. 

Acm.Coro.  ,     Accetta  1  .  .  . 

Ibra.  Lo  giura  ognora 

Pul.    Che  buò  promettere  jate  a  mmaloral 

Non  boglio  piseme,  sango  non  caccio... 
O  jatevenne,  o  lo  mostaccio 
Pe  tata  Eraimo  ve  scippo  mo* 

Ibra.  Oimè  !  frenetica  I  figlio  !  giudizio 

Che  sei  mia  prole  almen  rammenta 
Frena  quelTimpeto!  pensa  alla  gloriai 
O  un  padre  misero  per  te  sarò  I 

3 


So 

Oronie^  Acmut.  i. 
(  Costui  vuol  metterci  al  precipìzio  I  f 
S'  egli  si  scopre  noi  sarem  vittime 
Convien  risolvere  qualche  altra  astuzia| 
Fidarsi  alP  asino  giammai  si  può!  )  I 
4^0.  Prence,  deb  calmati!  che  alle  tue  furie|j 
La  luna  berisia  eia  si  oscurò.  ;l 
t  Viano  i  grandi^  ed  il  corteggio  ) 

SCENA  III. 

Ibrahim^  e  Pulcinella. 

Ibra.  Ma  h\j  ?  caro  figlio  ?  modera  i  tuoi 
ijiìpeluosì  trasporti  ,  mi  son  per  re  coverto 
di  rossore.  "  j 

Pul,  E  m'  aje  da  ringrazia  ,  ca  t'  aggio  fatto | 
asci  no  colore  nuovo.  Io  voglio  vevere,  ma-1 
gnk,  ngrassa  e  fa  lo  galantommo,  e  non  bo- i 
glio  ruda,  co  tanta  masserie  a  la  Cerra,  me  ! 
cliiammavano  lo  gallerò,  perchè  dormeva 
tridece  itjise  delT  anno. 

Ihra,  Alla  Cerra  I  : 

PuU  (Uh  I  mmalora  !  )  gnors\,  accessi  la  gno-^ 
ra  mia,  e  vosta  queliita   meltette  nomme  a  ] 
no  Casino  de  campagna,  che  tenevamo  mmie-  ' 
zo  a  na  fontana  addò  ce  nascette  na  cercola. 

Ihra.  Orsù  ora  che  sei  vestito  del  supremo 
potere,  voglio,  che  al  mio  cospetto  condan- 
ni la  rea  Zulmira  alla  pena,  che  T  è  dovuta. 

PuL  A  chi  mo  ?  a  chella,  che  me  voleva  so- 
na la  cagli  osa.  i 

Ibra^  Si,  a  colei,  che  ha  sete  del  tuo  sangue. 

PuL  De  lo  sango  mio  I  e  starria  fresca  !  e  sa 
che  beppeta      asprinio  se  farria. 


5t 

Tbra,  Olà  a  me  Zulmira.  Tu  le  farai  cono- 
scere l'  attentato. 

^uL  Gnorsi,  la  briccona  m' allentava,  e  io  me 
credeva,  che  me  voleva  bene. 

fbra.  Le  mostrerai  T  enormità  del  misfatto. 

Pul.  Ma  dico  io,  non  la  potriamo  mpattà  sta 
facenna  ?  si  essa  ine  vò  mogliera,  io  me  Isi 
piglio,  e  facimmo  chi  avuto  ha  avuto. 

fbra»  Essa  detesta  in  le  il  figlio  del  suo  ne- 
mico, ed  è  sta,ta  sempre  inesorabile  a  tante 
mie  premure. 

Pul,  Ne,  e  quanno  e  chcsto,  le  voglio  spacca 

i  no  decreto,  che  manco  no^spaccalt-gna  ncam- 
pagna  sarria  capace  de  iarìo. 

Tbra^  Eccola  componi  il  volto,  e  mostrami  un 
saggio ^e'  tuoi  telenti. 

PuL  Te  voglio  fa  vedere  che  sanno  fare  i 
miei  talenti  sfonnati. 

SCENA  IV. 

Zulmira^  condotta  fra  le  guardie^  e  detti, 
indi  Coro  di  Grandi, 

Ihra,  inoltra,  o  donna  pertinace,  e  mira  nel 
tuo  giudice  e  Signore,  colui  che  avevi  me- 
ditato di  uccidere. 

Zulm.  Niente  mi  sorprende:  tutto  lice  ad  un* 
usurpatore. 

PuL  Ola  verruta  jolla  I  acala  la  cepolla,  e 
pr^iìsa  a  ftrii  mf>lla,  perchè  noi  ti  fa  re  ss  imo 
diventare  una  pasta  frolla  ! 

Zulm,  Miserabile!  misura  gli  accenti  colla  fi- 
"^glia  di  un  iVluslala. 

Pul.  Se  la  sei  flglfa  di  MostìfaVv^^  mio  padre 
vendeva  etcì  in  me^zo    al   P^udino.  Stalle 


52 

zitta  ,  non  di  na  parola,  e  rispondi  di  sul- 
bito  ai  miei  inguisiti.  Dimmi  ,  o  arraggìalj 
civettola,  tu  mi  vedi  ? 

Zulm.  Ali  §  vorrei  vederti  privo  di  vita  ? 

Fui,  Mi  vedi,  o  no  LI  mi  vedi  ? 

Zulm»  Si  .  .  .  ti  .  .  vedo  ...  ti  vedo  .  -  • 

PxiL  Me  ne  consolo  ^  è  segno  cho  non  si  ce- 
cata.  Ti  rammenti  ,  o  cajotola  ,  quel  fatale 
allicca  sapone,  che  avevi  appuntato  alla  mia 
mammella  destra  sinistra  ? 

Zulm,  Si  ,  e  mi  dolgo  di  avere  indugiato  il 
colpo:  a  quest'ora  tu  non  faresti  il  bal- 
danzoso alla  mia  presenza. 

Ihra.  (  Cae  donna  ostinata.  ) 

Zulm»  Insomma  ,  che  pretendi  da  me  ? 

FuL  Che  co^  squasi  ,   broccoli  ,  e  carizze  me 
paghi  la  remissione  del  tuo   furibondo  ac-- 
cesso.  Arresta  il  tricchi tracco  di  quel  fru^ 
volo,  che  le  fruvoleggia  su  la  cervice 
Mi  avrai  qual  più  ti  piace 
O  amico,  e  amante,  o  barbaro  spinace. 

Zulm,  Chiudi  quel  labbro.  Il  figlio  d^  ILrahim. 
sarà  sempre  meritevole  del  mio  disprezzo. 
La  isola  morte  è  la  grazia,  che  ti  domando. 

Ihra,  E  V  avrai  sulP  istante  ,  giacche  rifiuti 
un  generoso  perdono.  Sia  anzi  lo  stesso  mio 
figlio  il  vindice  de'  suoi  torti.  Vieni  AIj, 
brandisci  questo  pugnale,  e  vibralo  nel  suo 
petto. 

PuL  E  ghiusto  mpietto?  chella  se  pò  fa  male! 

trovammo  no  luogo  meno  pericoluso. 
Ihra»  Uccidila  ! 
PuL  Tu  dici  addavero  ? 

Ibra.  Si  ,  saresti  tanto  vile  ,  per  tollerare  le 

novelle  tue  offese  ? 
Zulm.  A  che  tardi  ?  mi  svena  ! 


Ila 


53  ^ 

Jbra.  ^  MI  ubbidisci, 

Oh  trema  del  mio  sdegno  ! 
Puh  Ghia  no  chiane! 

Vi  ca  io  sQ  novizio  a  sto  mesliero  ... 
Jbra,  Io  so  a  già  stufo  ! 

PuL  E  io  me  so  stufato!.,. 

Zulm»  Oh  di  un  padre  crudel  figlio  spietato! 

Mi  ^pi'i  il  seni  ne  strappa  il  corei 
Questo  cor,  che  ti  detesta... 
La  tua  mano  a  che  si  arresta  ? 
Vile  !  ancor  non  sai  ferir? 
Colla  vita  a  me  funesta 
Abbia  fine  il  mio  martir  ! 
Jbra,         L  a  incertezza  mi  è  molesta 

Figlio  !  a  te  !  coraggio  !  ardiri 
Puh  Add  evento  na  rapesta  , 

E  non  saccio  fa  accossi.  •  , 
IZulm.  (  Ah  !  quella  speme. 

Che  baleuò  ! 
Dal  cor  che  geme, 

Si  dileguò  ! 
Amor  sorrise 

Mi  scese  al  sen, 
Poi  mi  divise 

Dal  caro  ben  ! 
Oh  fieri  palpiti  ! 

Oh  rio  dolor 
Hon  basti  a  reggervi 
Il  mio  vigor,  ) 
Jbra.  (  Orsù  ferisci,  o  trema  !  } 

PuL  Chesta  è  la  robba  toja,  .  . 

Trovete  n'  auto  boja, 
Ca  st'  arte  n'  è  pe  me. 

{  gilia  il  pugnale  e  fuggé^ 
Ibra^  Ah  figlio  sciagurato  ! 


54 

Deluso  io  son  da  te. 

(  S^^^^S^      Coro  premurosoy^ 
Coro.         Spargendo  va  un  pastore, 
Che  vive  ancor  T  crede 
Di  Mustafa.  .  . 
Jbra.Zulm.  Che  ascollo  ? 

Coro»         Che  in  rozze  spoglie  è  avvolto 
Ch' ei  r  educò.  .  .  lo  crede 
Il  popolo,  e  già  il  chiede.  .  , 
Signor,  deh  !  accorri,  e  calma 
Il  grido  popolar  ! 
Ziilm»         (  Ah  !  torna  già  nell'alma 

Un  raggio  a  balenar  !  ) 
Jbra,         Oh  qua!  sorpresa  !  traggasi 
Neil'  antro  de'  supplizj 
Quest' empia...  Ah  I  le  mie  fari» 
Chi  mai  può  raffrenar  ! 

(  parte  velocemente  )^ 
Zulm,         E  Ila  ver?  nel  mio  germano 
Sperar  posso  un  difensor  ? 
Sara  oppresso  V  inumano, 

Il  crudele  usurpator  ! 
Come  mai  dal  rio  tormento 
Alla  speme  del  contento 
Passa  rapido  il  mio  cor! 
Già  li  affrelia  o  bel  momento 
Un  desio  consolator  ! 
Coro*  (  Sempre  forte  nel  cimento 

Sempre  intrepido  h  quel  cor.  ) 
\  Zulmira  è  guidata  dalle  guardie:  il  Coro 
parie  ) 

^     .   SCENA  V. 
Orrnonie^  ed  yfcmut^  indi  Mctilde^ 
infine  Ibrcihim. 
^cm>  Oronte  mi  narri  il  vero? 
Orgn*  Ahi  la  troppa  gioja  ini  toglie  il  f^fttpi- 


55 

ro  ?  il  vecchio  Ormut,  che  serviva  da  giaf- 
diniere  lo  spento  Bey,  giura  di  aver  salvat» 
dalla  strage  della  famiglia  di  Mustafà  il  pic- 
colo figlio  St^liiii,  e  di  averlo  educalo  igno- 
to a  se  stesso.  Il  popolo  lo  acclama,  e  d*-^ 
sidera  di  vederlo  col  massimo  trasporto. 

jicm.  Ed  ha  svelalo  dove.  .  . 

Oron.  No:  finora  non  ha  voluto  presentarlo, 
e  ne  tace  la  ragione. 

Acni.  Ed  Ibrahira  ? 

Oron.  Corre  qual  forsennato   da   per  tutto  a 

frenare  il  popolare  tumulto. 
J4cm,  Eppure  se  non  m'inganna  il  desio,  hl> 

osservalo  in  quel   pastore  ,   che  difendeva 

Zulmìra,  un  lampo  del  suo   nobile  ardore, 

foriero  della  sua  chiara  origine. 
Oron,  Infatti  era  egli   al  fianco   del  vecchio 

Ormut.  Ah  !  procuriamo  di  salvar   la  sua 

vi  la  ! 

^c/n.  Egli  è  neMacci  del  feroce  ibrahim.  &% 
coneep.see  su  li  Itii  qualche  sospetto  .  .  . 

K)ron,  Lo  farà  trucidare  alT  istante.  Ecco  op- 
portufiaraenle  Metilde.  S'  interponga  la  sua 
protezione.  Generosa  Metilde!  .  .  appunta 
voi.  .  • 

ifet.  Amici  miei.  Fatima  ha  malamente  cre- 
duto che  io  potessi  abbandonare  Zulmira,  • 
mi  ha  impegnata  a  suofavore,  mentre  io  d«- 
sidero  tanto  la  sua  salvezza. 

Oron*  Chi  non  conosce  il  vostro  bel  core  F 

Acm.  Quanto  tutti  noi  vi  dobbiamo  ? 

Oron,  Voi  siete  sempre  V  argine  al  torreuit 
impetuoso  dello  sdegno  d' Ibrahim. 

Met,  Sono  Italiana,  amica  de'  miei  simili  ,  % 
profiuo  della  influenza  $ul  Eej,  per  giovai^ 
gr  mfelici. 


56 

Oron,  Deh  !  si  estenda  anche  il  vostro  Soc- 
corso su  quel  giovane  pastore. 

J/^/»  Cli'  era  tanto  impegnalo  per  Zulmira  ? 
«I  lo  farò,  mi  piace  V  arditezza  in  quel  con- 
ladino. Spiacemi  soltanto  la  novella  ,  che 
viva  sotto  Ignote  divise  il  figlio  di  Mustafa. 
Immagino  le  furie  del  Bjy,  e  non  vorrei... 

Oron:  La  nov^illa  è  sparsa  da  un  impostore. 

Acm,  E  le  sue  immaginarie  asserzioni  non  me- 
ritano fede. 

Oron,  Torna  il  Bey  ! 

Met,  Oh  !  come  è  infuriato  !  conosco  il  suo 
atrabiìare  temperamento.  liO  lascio  alquan- 
to gridare,  ed  a  lui  mi  presenterò  quando 
ne  vedrò  il  momento  opportuno,  {si  cela) 

j4cm^  Coraggio,  Oron  te  ! 

Oron.  Ingegniamoci  a  dissipare  i  suoi  sospetti. 

(  viene  Ihrahim  ) 

Jbra,  Oron  te  !  Acmul  !  mentre  il  vostro  si- 
gnore è  insidiato  da'  suoi  nemici  ,  voi  qui 
ve  ne  state  neghittosi  ?  ^ 

Oron.  Voi  ci  cffendete,  se  dubitate  per  poco 
della  nostra  fede.  Oh  quanto  sudore  ci  è 
costato  finora  il  porre  in  calma  il  popolo 
affascinato  ! 

Acm.  E  con  minacce,  e  con  persuasive  a  tutti 
imposto  silenzio  \\  menzogtjiero,  che  va  fal- 
se voci  spargendo  è  caduto  rn  tuo  potere! 

Jbra.  Ahi  lo  ignoro  ancora,  nè  mi  è  riuscito 
di  averne  traccia.  Ma  come  pnò  egli  asse- 
rire, che  Selim  viva,  se  lo  uccise  mio  figlio? 

^Oron.  Ciò  ti  basti  a  renderti  tranquillo,  ed  a 
dimosirarti  la  insussistenza  delie  voci  sparse. 

Ihra.  Che  si  guardino  i  giorni  a  mio  figlio; 
che  niun  cibo,  o  bevanda  gli  si  appresti;  Le- 


^  *  §7 

mo  che  possa  ingliiottire  un  veleno.  GUaL 
a  chi  osasse  irasgredire  il  mio  comando. 

AcjTi'  (Povero  Pnlcinella  !  e  chi  potrà  trat- 
tenere la  sua  fame  ?  ) 

Jbra.  Si  adduca  a  me  quel  pastore,  che  feci 
trascinare  in  prigione.  Voglio  interrogarla 
e  conoscerlo. 

Oron.  (  Oimè  !  )  volo  ad  eseguire  il  tuo  cen- 
no.   (  via  ) 

Ihra*  Acmut,  li  raccomando  mìo  figlio. 

Acm>  Spargerò  il  mio  sangue  in  sua  difesa,  ((//a) 

Ibra»  Ah  !  quanto  è  infelice  il  mio  stato  ! 
quanti  diversi  affetti  mi  lacerano  il  core: 
tulio  è  per  me  tema,  e  dubbiezza  !  in  ogni 
oggetto  il  timore  mi  presenta  un  nemico  ! 
potrò  io  esser  silurilo  in^  mezzo  a' miei  fidi? 
e  quali  se  tutti  mi  sono  sospetti?  ecco  quei 
giovane  pastore  l  non  so  perchè"  in  vederlo 
si  desti  in  me  un  presagio  funesto  ! 

S  C  E  N  A  VI. 

Selim  fra  le  guardie ^  e  detto ^  indi  Meillde'. 

Sei,  Dóve  mi  conducete  ?   alla   presenza  dol 

crudele  I  :  - 

Mira,  Sciaguralo  I  sai  tu  chi  son' io  ! 
Sei,  Si,  P  oppressore  della  infelice  Zulmira  I 
Jbra*  Chi  sei  ,  che  audace  tanto 

Ai  tuo  signor  rispondi  ? 

No  .  .  .  di  oltraggiarmi  il  vanto 

Non  abbia  un  vii  pastor  I 
Sei.     Nacqui  alle  selve  in  seno. 

Ma  un'  alma  vii  non  Chiudo  : 

Ma  pago  io  sono  almeno* 
Mra*      Acerba  morte  avriii  i-  ,  ; 


53 

Sei.  Vita  fra  ceppi  io  sprezzo  ^ 

TraDquillo  mi  vedrai 
Presso  alla  tomba  ancor. 
Jbra.  Le  offese  cangerai 

Io  vane  preci  allor. 
Sei,  Di  sangue  hai  desio  ^ 

Ti  sazia  nel  oiio  ... 
Ma  serbi  in  Zolraira 
Virlude,  e  candor  ! 
Ibra*         XJn  nome  si  odialo 

Accresce  in  me  V  ira  ! 
Risveglia,  mi  spira 
Vendetta,  rigor  ! 
Sei.  Va  mostro  !  tiranno  l 

Mi  desti  tu  orror  ! 
Ibra-  E  sfidi  a  tuo  danno 

Un  giusto  furor  ! 
Guardie  olà  !  {si  presenta  Meiilde} 
Met,  Non  bruiti  ceffi^ 

Ma  la  schiava  di  buon  core 
Air  amato  suo  signore 
Si  fa  un  pr.gio  di  obbedir. 
Jbra*  Importuna,  e  a  che  qui  vieni  ? 
Met.        A  calmarti,  a  serenarti 
Ibrci'  Nò  !  .  . .  costui  dovrà  morir  I 
Met,       E  perchè  ?  che  mai  ti  ha  fatto  ? 
Un  leggiadro  giovanetto, 
Caro  mio,  non  dee  perir. 
Jbra*  Ei  m' offese. 

Mef,  È  vero  ?  (a  Scìim  ) 

Ibfa:  Ah  detto 

Ciò  ,  che  il  cor  sa  suggerir. 
Met.    Ma  non  sai,  che  de'  villani  {ad  Ibra.) 

La  schiettezza  è  tollerala  ? 
Ihra*  No  !  queir  anima  ostinata 

Pagar  deve  il  folle  ardir. 


Mìei.    Via  sii  buono  ...  è  passaggiero 

Momentaneo  in  te  lo  sdegno. 

Ali'  aspetto  sci  severo^ 

Ma  poi  vince  la  bonia. 
Set.     Ahi  t' ing;^nni  in  quell'altero 

Parla  ognor  la  crudeltà. 
Jbra,  Non  V  ascolti  ! 
Met,  Egli  ha  scherzato. 

Sei  paslor  troppo  orgoglioso  ! 

(  Taci  !  dico  !  sconsiglialo  1 

Di  te  slesso  abbi  pietà  !  } 
Ibra.      Vò  che  mora  ! 
àtei.  Morirà 

Ma  per  ora  signornò. 
Jhra.      Io  comando  ! 
Mei.  Io  noi  permetto  .  .  • 

Terminiamo  un  tal  guiochetto  ? 

Che  se  vieni  a  me  intorno 

Io  da,  me  li  scaccerò. 
Ihra*  (  M'  incanta,  m'  incatena 

Quel  nobile  ardimento  ! 

Gr  impc  i  miei  raffrena 

Quel  labbro  seduUor  !  ) 
Miet,    (  E  fatto  un  agnellelto  .  ,  • 

Contenta  appien  son''  io, 

Se  vive  a  suo  dispetto 

L'  amabile  pastor  !  ) 
Sei.     (  Oh  !  Ciel  1  se  i  giorni  miei 

Serbar  li  piace  ancora, 

Viva  con  me  colei 

Che  regna  nel  mio  cor  !  ) 
(  Selim  è  condotto   dalle  guardie.  JPhliìd 
conduce  seco  per  mano  Ibrahirri.  ) 

S  G  E  N  A  VII. 
Pulcinella  y  indi  Falirnu. 
Puh  Oh  maro  m«  !   addò   s©  am^maiiuio-P 


6ò 

«lo  palazzo  ce  stanao  schitto  camalionie,  chtt 
se  pasceno  aria!  addò  m**  accosto,  e  cerco 
da  laffia,  tutte  me  risponnene  .  •  .  alla  ha- 
alla  !  e  me  fanno  no  ncrino  1  embè  !  io  cam- 
parraggio  de  reverenzie  I  me  s'è  scelata 
n'  abbramma,  che  me  magnarria  la  strala  de 
la  Galitta  quanno  è  V  urdemo  de  Cìirne va- 
le ...  ^^h  1  ma  io  aggio  da  appura  addò  sta 
la  cucina  !  tante  u'  aggio  da  smeslere  ,  nzi 
a  che  quaccuno  me  Fave  da  dicere^  e  quan- 
no c'  aggio  date  funno  ,  me  voglio  magna 
porzi  Io  scotellaro.  Vene  juslo  justo  Fraterna 
da  sia  via.  Mo  vedimmo  si  ce  lo  pozzo  scava 
da  la  vocca. 

.Fat,  (Oh!  il  figlio  del  Bej  \  quando  m'in- 
contro in  lui,  mi  guarda  con  attenzione.  Che 
voglia  nudrire  qualche  pensiere  a  mio  favore. 

PuL  Accosteggiatevi  ,  o  perzechella  ,  perchè 
noi  vi  dobbiamo  scanzoniare. 

Fat,  In  che  debjjo  servirvi  ? 

PuL  Me  può  servi,  si  vuò  tu,  a  farme  no 
piacere. 

Fat,  Comandatemi  ,  e  vedrete,  se  mi  farò  un 
dovere  di  appagarvi. 

PuL  E  stalle  allegra,  ca  tengo  no  moccaturo 
sopierchio  pe  te  ne  fa  no  regalo* 

Fat,  Tutto  ciò,  che  mi  verrà  dalle  vostre  mani^ 
sarà  per  me  una  grazia  singolarissima. 

PuL  (  Vi  comme  è  ceremoniosa  sta  pagnot- 
tella !  )  Vuje  oc^  fate  uso  del  diario,  e  ca* 
lannario,  chille  che  se  vennann  ncopp'alo 
correluro  de  lo  consiglio  I 

Fat.  Sicuramente. 

PuL  Ogni  anno  gìJi  è  composto  di  dodici  se- 
coli; ogni  secolo  di  trema  mise;  ogne  meje 


6i 

Se  rentlquatrore^   e  ogne   ora  de  *esfia»tt 

giorni  ? 

!Faf.  (  Non  so  cosa  dica  !  )  certissimo.  ..  . 
PuL  la  ogni  mese    ce    so    F  ore  de  la  notte, 

quelle  del  matuiino,  del  vespero  ,  e  la  *era 

queìie  del  mezzogiorno  ? 
Fat.s  Naturalmente  ! 

FuL  (  Oh  comme  ce  ne  venimmo  palella  pa- 
lella 1  Nella  noUe;  .  * 
Fat.  Si  dorme.  .  . 

PuL  Nel  maiulino  si  sceta,  si  lava,  e  si  accon- 
ciano i  pezzi  posticci  ? 
FaL  Già  \ 

PiiL  Nel  vespero.  .  .  . 
Fat.  Si  adempisce  agli  affari.  .  •  , 
Pul.  E  nel  mezzogj^iorno  si  mangia? 
Faf,  Come  dite? 

PuL  Mo  non  me  capisce  ccliui  !  lo  jBglio  del 
Babì,  che  songo  io,  in  che  divertimento  im- 
piega le  bìntiquattora  ? 

Faf,  Giuoca,  schermisce,  balla,  canta,  suona..- 

PuL  Mangia  ... 

Fai,  Come  dite  ? 

PuL  Gli  m  mal  ora  !  V  aggio  ditto,  ca  sta  pa- 
rola l^  haniiO  scassata  da  lo'  cai  apino  farnme 
lo  piacere  de  dirme  addò  sta  la  cucina  ?.... 

FaL  Vi  sarebbe  anche  il  divertimento  della 
caccia  deir  aquila. 

PuL  Gnernò,  pculantoio  del  divertimento  della 
caccia  del  tyffio; 

Fat,  Si  mette  il  leone  colle  reni  al  suolo,  F 
aquila  piomba  su  1'  inimico  ;  o  T  uccide,  o 
è  sbranala. 

Pul,  Ma  tutto  chesto  chi  cancaro  te  1' ha  ad- 

dimmannato  I 
FaL  L'  ho  detto,  perclic  quando  vostro  padr# 


62 

è  tornalo  dalle  battaglie,  ha  ordinato  quesf* 
caccia. 

PuL  E  io  t'  ordino  a  le  de  me  di  addò  ila  1* 
cucina. 

Fai*  Siete  stato  al  boschetto  del  parco  ? 

Pul  Io  voglio  sape  ... 

Fac.  Al  fj;iardino  delle  fontane  ? 

Pul.  ir  aje  da  di  .  .  . 

Fot,  Al  Bazar  !  alia  gran  Moschea? 

Puh  Io  mo  schiatto.  La  cucina  .  .  , 

Fot,  Vostra  umilissima  schiava  ! 

Pul.  Aspe  ! 

i^fl/.  Onoratemi  de' vostri  pregiati  comandi 

Pul.  Puozze  mori  de  subeto  1 

Fat,  Tante  grazie  alla  vostra  garbatezza,  {^ia) 

S^C  E  N  A  Vili. 

Matilde^  e  detto^  indi  Orante^  ed  Àcmut. 

PuL  Eppuro  aggio  da  mori  co  na  cucina  ncan- 
na  !  ma  vene  Maliìia  chcsta  è  casscsa,  c  non 
farrà  mestcrio. 

Maf»  (  Ho  piacere  di  trovarl  a  solo.  Se  mi  rie*- 
sce,  voglio,  che  parli  al  padre  in  favore  de^ 
due  infelici.  ) 

PuL  E  accessi,  bèlla  mbriana  de  la  paternità, 
aje  visto,  e  non  C  azzecchi  a  Ja  figlio- 
lanza ? 

Mei.  Eccomi  a  compiacervi.  .  . 

PuL  Oh  compiacenza,  chè  mi  compiacerebbe 

moltissimo  !   vide  bella   mia   d'  arrepara  no 

gu,'{jo  mio  grossissimo. 
3feL  Che  vi  h  avvenuto  ?  . 
PuL  Tu  de  do  à  ! 
M:iL.  Di  Roma. 


65 

iPill.  Ah  I  si  figlia   a  Pasquinio  ?  Romina  sta 

faccefronla  a  Napole  lo  pae5e  mio  I 
Miei,  Il  vostro  paese? 

PuL  Cioè,  voglio  di,  ca  V  aggio  letto  dinlo  * 
la  Granimatica,  e  è  sempe  pia ciutOjCommc 
sipiaciuta  tu  da  che  d  aggio  visto. 

Mei.  Vera  meni  e  !  vi  sono  sim-p^atica  ?  ed  io  j« 
non  fossi    dedita  a  vostro  padre  ,  vi  amerei 
volentieri. 

FuL  E  tu  tieneme  presente  a  la  primma  maa- 

canza. 
Met,  (  E  gemile  I  ) 

Pili.  (  Ciiesta  cca  me  farria  sgarrupà  na  moli- 
la gna.  )  Tu  mo  si  tanto  bona,  e  boglio  y^^ 
dè  si  me  fajo  no  piacere. 

Met»  Volentieri. 

Pul.  Tu  già  parie  comme  a  me  ,  e  capile* 
(ulte  cheilo,  che  dico  io  !  per  esempio  ehi- 
sto  cca  se  chiamma  ? 

Met,  Occhio.  ,  . 

Pul,  Chesta? 

Met,  Fronte.  ... 

Pul,  Chesta? 

Met,  Bocca.  .  , 

PuL  Chesta  cca  ? 

Met,  Mento.  .  . 

Pul,  IX  o  ,  qua  amenta  ?  chesta  se  chiamma 
varva. 

Met,  Vuol  dir  to  stesso. 

PuL  Sta  cammora  se  chiamma  ? 

Met,  Sala  di  udienza. 

Pul,  Ghella  Uà  ? 

Met,  Gabinetto  di  compagnia. 

Pul.  E  appriesso  ? 

Met,  Stanza  di  letto. 

PuL  E  Uà  fora  addò  sta  scopiert».^ 


64 

Mct,  Loggia. 

Pul,  (  Ce  vorria  arreseca  na  cucina  )  e  elici- 
la camnjera  affuraniecata  ,  addò  «la  la  cem^ 
menerà  ? 

Mef.  Non  capisco.  .  . 

Pul,  La.  .  .  la.  .  .  cucina. 

Met,  Quanti  anni  ave  le  ? 

Pul,  L' anne  de  Jo  Irecco  ?  io  te  addintman- 
no  agile,  e  tu  rispunne  cepoUci^  io  voglio 
stipe.  .  , 

Met,  Domani  vostro  padre  ha  ordinalo  una 
gran  festa. 

Pili.  E  fusse  accisa  tu,  paterno,  io  !  tu  si  »o*- 
lita  a  mnnua  ? 

Met.  Pochino,  pochino.  ,. 

Pul.  E  addo  se  ecce  ? 

Net,  Volete  un  bel  piallo  ?' 

Puì,  Si  pnozze  sta  bona!  oh!  ca  n' aggio  tro- 
vata una  che  m'  ha  caputo  ? 

3Jet,  Ecccovi  una  pìppa  di  cianci  ,  un  entra** 
mè  di  occhietti,  una  torta  di  carezzi  .  .  . 

Pul,  E  no  squazzetlo  de  canearo  ,  che  te  ro-' 
seca  ?  la  cucina  !  * 

Mei,  Andate  la  !  siete  un  zotico,  ìnlraltabile, 
indegno  della  mia  compiacenza,    (^via  ) 

Pul,  Compatite  sempe  chi  valle,  e  no  cui  ab*' 
busca  ! 

S  C  E  N  A  IX. 

Ormut ,  e  detto^ 

Orm.  (  Ah  Selim  I  amalo  Selim  !  per  te 
spongo  la  mia  \ita  a  cimento  vengo  in  que-- 
«te  odiate  soglie  ad  aver  di  te  qualche  no*- 
velia.  )    *  '      '  " 


65 

PuL  (  Venimmo  de  smestero  a  sto  viecchio^ 
facirnmo  st'  auto  lenlalivo.  ) 

Orm.  (  Le  notizie  da  me  ^^arse  haa  prodotto 
un  effetto  prodigioso!  T  usurpatore  non  go- 
drà lungo  tempo  de'  suoi  deiilti.  ) 

Fui.  Ne,  zi  viecchio? 

Orm,  Chi  mi  chiama  ? 

PuL  Vi  camm^  è  arraggiuso!  mo  isso  magna 
a  me.  te  pozzo  cerca  na  grazia? 

Orm.  Chi  siete  voi  P 

Pm/,  Aulivo,  lo  figlio  de  Braimmo: 

Orm.  (Il  figlio  dello  scellerato!  Ah  !  potessi 
avvelenarlo  cogli  occhi.  ) 

PuL  Me  sapisse  a  ddi  addò  sta  chillo  luogo^ 
che  non  se  pò  di  ? 

Orm»  Cioè  ? 

PuL  Vi  ca  non  tempesta  ,  ca  te  dongo  no 
punio  ...  la  cucina. 

Orm,  E  perchè  ne  domand  ite  ? 

Pui,  Ca  tengo  famma  ,  e  non  me  vonno  dar« 
a  magna  !  si  tu  me  la  mpare,  te  faccio  ma- 
gna commico  a  erepnpanza, 

Orm»  (  Ora  lo  introduco  nel  luogo  de'  snp* 
plizj,  e  così  mi  libero  di  lui  prima  del  p*v 
dre.  )  Venite,  vi  conduco  io  .  .  . 

PuL  Oh  che  puozze  mprofecare  !  jammo  ,  ti 
viecchio  mio,  ca  quanno  tornammo,  te  fac- 
cio fa  primmo  caimacanno  da  lo  gnore. 

Orni.  (  Vieni,  e  sei  morio.  )    (  } 

SCENA.  X. 

Oscuro  sotterraneo^  destinato  al  supplizio  de* 
rei,  VI  si  discende  per  rapida^  e  tortuo" 
ia  scala.  Veggonfii  distesi  a  terra  ,  ed 
abbattuti  dai  languore  della  estenuaziO'^ 
ne  i  condannati^  che  esclamano  nella  di* 
sperazione. 

Coro.        Se  reggervi  o  tormeuti 


66 

L'  alma  non  è  più  forte, 

La  desiata  morte 
Perchè  riiarda  ancor? 
Feroce  inesorabile 

usurpator  (iranno 
Pasce  nel  nostro  affanno 
Il  cieco  suo  furori 
Voi  ne  uccidete,  o  spasimi! 
Stemprati  o  core  in  lagrime  l 
Morte  sollievo  è  ai  miseri 
Oppressi  dal  dolor  ! 
PuL    Vavò!  te  ne  si  ghiuta?  aje  fatto  buonO| 
Accessi  magno  senza  icslimoMie, 
Che  contano  le  jnorca.  Ma  addò  scanno! 
Che  sciorta  de  cecina  affummecata  ? 
Oh  che  bocca  de  lupo  !  a  sii  paijo 
Se  cucina  a  lo  scuro!  ha!  si  lo  ngarro 
L*  amato  focolare 

Tutto  chello,  che  c^  è,  vegli o  magnare. 
{  aifificinandosi  all'  oscuro  ^  tocca  la  testa  di 
Un  condannaio^  seduto  ad  uno  scanno  ) 

Uh  I  cca  tocco  na  cosa 

Tonna  tonna,  e  pelosa  I 
Un  condannato,  E  sazio  ancora  | 

I^^oa  seij  crudel  destino  ?  | 
Fui.  Chisto  che  dice  ?  i 

Amico,  te  ringrazio  ! 

N'  aggio  magnalo  ancora,  e  me  vuò  sazio?  \ 
y4ltro  condannato 

Eneo  delle  barbarie  i  tristi  frutti? 

Già  me  vuò  da  li  frutte  r 

M^iCi-aruiie  ne  tiene  ?  c'  è  n'  arrusto?  j 

Menesla  e' è     c'è  carne  a  lo  stufato? 
Coro.  Chiedi  cibo  alla  morte   o  sventurato. 
(  fuW  i  condannati  si  alzano   rivolgendosi  a  \ 
Pulcinella  con  disperata  esclamazione  ) 
Pul.    Vuje  qua  mone  !  ab  !  v'  aggio  ntisc  t 


67 

Chiù  de  me  site  abbramale, 
E  mo  stale  disperale, 
V  Ca  n'  è  lesto  lo  magna  I 

Allummate  na  lucerna 
Date  fuoco  a  la  caudara 
Ca  de  pasta  doje  cantara  ^  ' 

Ce  volimmo  pazzia. 
iCoro.  Smania,  affanno,  pena  amara 
E  sospiro,  e  rio  tormento 
E  quel  barbaro  alimento, 
Che  a  noi  diè  la  crudeltà. 
Po/.    Oh  che  pranzo  dellecato  ! 

Tengo  famma  . .  .  lo  sentite! 
Addò  m'hanno  carriato 
Me  decite  pè  pietà  ? 
Cora,  E  questo  un  è  aratro  -  peggior  di  Avenm 
Soggiorno  orribile  -  di  pianto  eterno 
Ogiior  qui  spargesi  -  s^ìngue  innocente 
Tulli  Siam  vittime  -  di  un' opprcssor 
JPuL     Ah  !  nzorama  chesta  -  n'  è  la  cucina 
Coro,      Stanza  é  funesta  -  di  lutto,  e  orr^^r. 
Pul,     Ah!  vifcchio  brutto!  m'aye  Tiganaai© 

Mo  me  ne  torno  ... 
Coro,  Misero  !  arrestati  ! 

*    Il  capo  a  perdere  -  *ei  condannatto  .... 
Pai,  Perdo  ste  brache!,.,  slate  mbreache 
Io  songo  Aulivo  —  figl  o  al  Bibì, 
E  boglio  vivo  -  da  cca  mo  asci. 
Coro,      E  fìa  ver*'.,,  tu  sei  Aly  ? 

Sei  tu  il  figlio  del  Bey  ? 

(  sorpresi^  e  frementi  ) 
PuL     Chia  !  che  d' è  !  n'  auto  malanno  ! 
Coro.      E  mpio  germe  di  un  tiranno  ! 
Farti  a  brani  ognun  saprà  ! 

(  dandoli  sopra  \ 

i^u     re  pieia  signori  miei  I 

Non  so  chillo  .  ^  .  il  giuro  ai  Dei  ! 


68 

Tanti  patri  lo  vanto  al  mondo, 
Che  a  pescarli  mi  confondo.... 
C  è  Braimmo,  e  Muslafa.,.. 
Ho  alla  Cerra  altri  papa...» 
Sì  5o  Aulivo,  o  cliiappdriello 
Si  al  cetrulo  ho  da,  torna.... 
S'  è  confuso  lo  cerviello. 

Il  ^  7 

E  non  saccio  cchìù  parla  ! 
Coro,  Figlio  reo  di  un'  uom  rubello  ! 

Nò  .  .  .  per  te  non  v'  è  pietà. 
PuL    Maro  me  !  me  so  agghiajato  ! 

Già  le  ppose  sto  facenno  l 

Ncanna  il  taffio  m' è  ntorzato  l 

Sto*  de  parteto  morenno  ! 

Voi  sto  mascolo  salvate 

Numi  amici  in  carità  I 
Coro.  Le  nostre  onte  vendicate 

La  tua  morte  or  or  farà  l 
SGI  NA  Ultima, 
Selimj  e  Zuìmira  duW  alto^  e  detti,  indi  Or^ 
nut^  infine  tutti  gli  altri  ^  che  saranno 
indicati. 

Sei.  la  quale  abisso  siamo  noi  traili,  o  «fon- 
turata  Zuimira  i 

2ul.  Lo  spietato  Ibrahim  ha  decretato  la  no- 
•tra  morte.  E  questo  il  luogo  funesto  ,  or« 
chi  scende  deve  perire  sotto  il  taglio  del- 
la scure. 

SeL  Povero  padre  mio  !  tu  morrai  di  dolo- 
re colla  infausta  novella  ? 

PuL  Sento  no  mbrosoniamicnto  de  Tuca  ca« 
nosciute  ! 

ZuL  Si  affrettasse  almeno  il  termine  delle 
nostre  p  cne  ! 

Pai.  Chi  è  Uoco  ?  che  gente  site  ?  da  dò  ve- 
late ?  o  la  montagna,  o  la  marina  ?  pare^ 
che  filammo  diuta  la  grotta  de  Pozzulo. 


Sei.  Che  ?  la  voce  Ai  Aly  ! 

Zulm.  Anche  in  questo  soggiorno  di  morte 
vieni  tu  ad  insultaceli 

Pul.  Vnje  che  pesta  ne  Vottate  ?  io  so  stato 
•  Irascenalo  cca  diuto  co  nganno  da  no  brut- 
to viecchio,  e  sti  galantuommene,  sentenno^ 
ca  so  figlio  a  Braimmo,  me  volevano  dà  lo 
cottone. 

Zulm,  Dunque  morrai  con  noi  ?  ora  sono  me- 
no dolente  ! 

Sei,  Scorrerà  ancora  il  tuo  sangue  I  ha  I  muO'. 
jo  almeno  soddisfatto  ! 

PuL  Ora  vi  chi  me  V  avesse  ditto  de  passà 
st'  urdemo  guajo  ! 

Ormut  dalV  alto.  Ala  dove  son'  io  trascinato? 
crudele  Ibrahim  1  ti  è  riuscito  di  avermi  in 
tuo  potere  ! 

Sei.  Lu  voce  di  mio  padre  !  Ormut  !  amato 
genitore  ! 

Orm,  Figlio  !  sei  qui  tu  ancora  !  oh  mie  spe- 
ranze deluse  I 

Pai.  Ah  bavone  de  la  ramalora  !  che  l'aggio 
fatto,  che  m'  aje  carriato  cca  di  rito  ? 

Sei.  Perchè  sei  anche  tu  nei  numero  de'  con- 
dannati 

Orm,  Non  curo  la  mia  vita.  Per  voi  solo  ,  o 
signore,  è  inesprimibile  la  mia  pena  I 

Sei,  Mi  chiami  tu  signore,  e  non  più    figlio  ! 

Orm.  Oh  !  in  quali  funesti  momenti,  mi  è  ri' 
«erbato  il  farvi  noto  a  voi  stesso  ! 

Zul.  Che  dice  1  spiegati  ! 

PuL  Primma  de  tutto  vedìte  de  farme  asci  da 

cca  dinto.  .  . 
Orm.  Taci  !  sappiate,  che  voi  siete  Selim  ,  il 

figlio  del  Bej  Mustafà. 
Sei,  Che  ascolto  ! 
Zulm,  E  fia  vero  ? 


7°     .  . 

Pul,  Chisto  è  Salimmo  ?  e  me  pare   no  linR- 
mo  senza  zuco  ! 

Or/n.  Era  io  il  custode  de'  Reali  giardini.  Nel 
tumulto,  che  regnava  alTfcra,  che  furono  co[ 
Bey  spemi  i  suoi  figli,  tranne  Zulmira,  eh' 
era  assente  dalla  Corte  ,  io  v'  involai  leg- 
giermente ferito,  e  vi  educai  come  mio  fi- 
glio. Attendeva  f  opportuno  istante  per  pre- 
leatare  a'  vostri  sudditi  il  vero  erede  del 
trono,  scacci  andone  r  odialo  usurpatore.  Voi 
«ella  germana  Zulmira  credeste  prediligere 
un'amante,  e  per  difenderla  cadeste  neMac- 
ci  d'  Ibrahim.  La  disperazione  allora  rrC  in- 
dusse a  svelare  arcano.  11  popolo  al  mio 
annunzio  vi  acclaiiia  suo  Principe,  e  padro- 
ne, e  grida  rnorle  al  cirud*de  ,  alcuni  satel- 
liti (]' Ibrahim  mi  hanno  assalilo,  e  qui  tra- 
scinalo, ed  ora  mi  trovo  tra'  miei  più  cari, 
sperando  ancora,  che  la  benefica  mano  del 
Nume  vòglia  accorrere  al  nostro  scampo. 

PuL  (  Pozza  morV  ncatarallato  ,    si  aggio 
nias'à  na  parola  !  ) 

«S>/..    Tii  mia  germ ma  !   oh  stelle  ! 

Za!.    Seljm  lu  sei  ? 

Coro.  Che  a  se  olio  ! 

ZuL    Chi.  ti  salvò  ! 

Orm.  :  La  vita 

Ei  deve  alla  mia  cura, 
■  SiiLZaL  Ah  !  favellò  natura 

Ne' palpiti  di  ^tnov  (abbracciandosi) 

PuL     N«  n lercia  cca  a  la  scura 
M'  attocca  a  smiccia  mo  ! 
Si  odono  fortissimi  colpi  sidP  aito  della 
panie  di  prospetto.  Foci  di  lontano  indistinte 
Viva  Selim  1  ,si  uccida 
L'  indegno  usurpalor  ! 

ZuL  Selim  Orm. 
Che  sento  mai  ? 


7* 

PuZ.       Che  se  fa  iJa  ? 
oro.  Quai  grida  ! 

Si  apre  alla  speme  il  cor  ! 
^OCt  C.S.Selim!    Selim  !  Zulrnira  ! 

Fate  coraggio  !.. 
SeL  ZuL  Oh  cari  i 

Co.Orm.  Quale  inatteso  evento. 
PuL        E  mo  pè  coniplimeuto 

Scannato  ce  sarò. 
laddoppiansi  i  colpi.  Rovina  parte  della  pa^ 
rete  siiti'  ailo, di  scendono  su  i  massi  O- 
Tonte.)  J cmut.Fa  tinia ^  Soldati  con  faci ^ 
trascinando  Ibrahiin  in  catene  ,  seguito 
da  Melilde. 

Tutti  esclamando 
Grazie  o  Ciei  !  qu^d  g'oja  è  questa  l 
Oron»)    Salvi  siete  ?  ah  !  non  mi  resla 
/itcm.  )    A  bramar  maggior  mercè  ! 
Oron.  Il  tiranno  ecco  in  catene.  .  • 
Ooro,      Cada  il  perfido  al  tuo  ^iè.  .  . 
Ibra»       Mi  uccidete  I 

Mei.  Oh  I  non  conviene  I 

Or  Zulmira  ascolta  a  me. 
Se  per  me  tu  vivi  ancora, 

Se  uua  ingrata  esser  non  dei^ 
Co'  suoi  serba  i  giorni  miei: 
Questo  don  desio  da  te. 
Zulm,  Si...  lo  morti:  in  career  chiusa 
Egli  viva,  e  tu  sarai 
La  mia  amica.  .  , 
^^f'  A  te  giammai 

Io  mancar  saprò  di  fè  I 
Ibra.   Perchè  i  giorni  io  ti  serbai! (a 

Or  ti  vendica  d i  mti  I 
Pul.    Ne  ?  ca  so  Polecenella 
Lo  sapito  SI,  o  uo  r 
Oron.  Tutto  è  noto .  •  . 
SeUZul.  Come  ì 


7* 

Oron,  la  lui 

Un  villano  conoscete  : 

DeUa  irama  aulore  io  fui, 
Io  svencMP  li  feci  il  figlio  (nd  Ihra.) 
.  E  a  salvarmi  dal  tuo  artiglio^ 
In  lui  diedi  il  fìnto  Aly. 
Ibra.  Scellerato  ! 
Sei,  Altrove  V  empio 

Sia  condono 
Ihra,  Oh  rabbia  ! 

(  è  trascinato  via  ) 
PuL  Nznmma 

Da  eoa  sarvo  pozzo  asci  ! 
Sei.  .       No,  li  resta,  e  il  mio  bufFo.ue 

Tu  sarai  .  .  .  ^ 
PuL  Sto  bofFettoue 

Me  die  ite  che  bò  dì  ! 
Mei.    Per  spassarlo  divertirlo  ... 

Hai  capilo  ? 
PuL  òignorsi. 

Ma  se  magna  cca  Nturchia? 
Ca  la  faiTima  arrassosia  ? 
Io  non  pozzo  cchiìi  leni  ! 
J/c'/.    Avrai  tulio,  g:oja  mia  ,  .  . 

Sei  d'  Italia  ? 
PuL  De  la  Cerra  .  •  . 

^^et.    Bell'Italia  !  amica  lena  I 

Rivederti  io  pcsso  un  di  ! 
Tutti  col  Coro. 
Spuntò  l'iride  di  pace  ! 

Goda  ogn'  alma  avventurata  I 
La  procella  è  dileguata 
Ed  il  nembo  alfin  spari. 
Si  cala  il  sipario. 


FINE. 


I